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Skepta is bliss

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Il nuovo album di Skepta, Ignorance is bliss è una ventata d’aria fresca, di rap genuino, di poesia secca.

È uscito con un tempismo di marketing speciale, se lo contrapponiamo allo sforzo riuscito di Tyler e agli artifici stucchevoli di Dj Khaled. Vorrei dire che Skepta è un MC importante e uno scrittore importante, di quelli che rispetto al giochino ossessivo dello stilare classifiche ideali ed all-star game del momento – al dibattito, insomma – merita un posto di rilievo, se non centrale, a prescindere dal suo essere o meno il re del Regno Unito. Sono i versi, il flow, le rime, la lingua, il dialogo con la strumentale che Skepta ha rimesso, ancora una volta, al centro del discorso, proponendo la sua visione disillusa, cruda ed ironica del mondo, concedendosi la felicità del suo grande e meritato successo senza negarne la responsabilità. Può essere definito un lavoro sintetico, il suo più riuscito, da cui emerge in modo sublimato e definitivo la sua personalità: in Skepta vivono la saggezza dei bambini e la sofferenza degli adulti che hanno truffato e trafficato per guadagnarsi la dignità; l’amico che non ha paura di sfogarsi e quello che ti insegna a sgraffignare.

La pluralità dei temi toccati  – esemplificata in un progetto grafico coerente ed elegante – permetterebbe di intraprendere diversi percorsi di lettura:  dalla paternità e dall’insistenza sulle radici africane.

Ero un ragazzino, mamma mi ha detto cosa significa in realtà il mio cognome [il regno è fondato ndt]
e il potere ha cominciato ad attivarsi

Sono il papà di River, super swag
Mi ci vorrebbe del  palm wine
Mi ci vorrebbe della pepper soup [tipico piatto nigeriano ndt]

All’amicizia e i social, le difficoltà relazionali e la sessualità
Super-modelle provano a scoparmi, mandano foto nude per messaggio

Ho finito le scuse
La verità è che sono così freddo, gelido
Troppe volte il mio cuore è stato spezzato
E non posso neanche amare per finta, non riesco a fingere
[…]
Diceva di amarmi perché non sono ero come gli altri
Vivo rock’n’roll, non mi stresso
Adesso l’amicizia è basata su quanto velocemente rispondo a un messaggio

Passando per la strada (naturalmente), e per una politica ridotta, a differenza della salute sua e di quella della scena artistica delle periferie, <<ai minimi storici>> (cfr. Glow In The Dark).

Tuttavia credo che i momenti liricamente più brillanti, poetici ed evocativi siano da individuare lungo il filo rosso che percorre in modo decisivo i passaggi più intensi del disco, cioè la riflessione sul proprio status e l’esibizione trasparente della propria maturità – di uomo (appena diventato genitore, per l’appunto) prima ancora che di artista.

Il nuovo me ha imparato dal vecchio me
Profilo basso, rollare duro
Ricorda con chi stai parlando
[…]
Vedrete, un saggio una volta mi ha detto
Devi vivere contando sui tuoi mezzi
Hai una tasca piena di soldi
Ma devi avere molto più di quello che tieni dentro i jeans
Non c’è tempo per dormire, meglio se fai un sonnellino
Alzati, al lavoro, vivi il sogno
Non si arriva dal fondo alla vetta in un notte, c’è un sacco di merda nel mezzo

Soffio sulle candele, tutti gridano il mio nome
Dicono “esprimi un desiderio”, guardo a cosa sono diventato
Guarda come mi guardano, niente sarà più come prima
“Vorrei essere come te”, non sai di che parli
Sono stato sempre un daredevil, man, sono nato dal dolore
Dicono l’ignoranza è un dono, io penso sia una vergogna
Ti tappi gli occhi, non vuoi vedere il ragazzino che si è salvato dalla pioggia
Stai dentro, io staro bene amico, ho me stesso da rimproverare,
Ci sono passato …

Senza abbandonare il suo stile infallibile, caratterizzato da beat incalzanti ed ipnotici su cui incastonare  frasi brevi, versi concentrati, rime semplici, linguaggio chiaro ma ricco di slang, e lasciando lungo il disco discreti spazi all’hustler brutale che non cessa di galvanizzare, il fenomeno di Tottenham ha illuminato in modo impressionante il livello della sua scrittura, da profeta di strada, da pastore di anime vaganti nel labirinto del crimine e dell’indigenza, così come il tasso di riflessione e consapevolezza rispetto al proprio presente. Toccando vette di profonda spontaneità e concentrazione poetica senza precedenti, come nel brano di apertura (e introduzione, come da lui stesso dichiarato) dell’album, Bullet From A Gun:

Ho trovato la mia strada verso casa
Poi ho visto il nome di mio nonno su una tomba
Uguale al mio, già morto
Non ho niente di cui aver paura, sono qui da tempo.

 Skepta è ormai un diamante, nato grezzo in mezzo ai sassi, impossibile da scalfire, o un <<fantasma>>  (Glowing In The Dark)  invisibile e intoccabile, che si aggira per la metropolitana, sulle copertine delle riviste, tra le scarpe da ginnastica dei giovani africani di Birmingham.
La strada è segnata, eppure rimangono un po’ di malinconia, quella sì, molto british, e il rumore della pioggia.