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Liberato è turnato, Liberato è crisciuto

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Ormai da due anni a questa parte il 9 maggio non viene più ricollegato solo all’assassinio di Peppino Impastato. Il 9 maggio è diventato soprattutto il giorno di Liberato. Chi è quest’ultimo? La sua identità, fra tante teorie campate in aria, è ancora sconosciuta, ma una cosa è certa: si tratta di una mente brillante e di un team eccellente. Liberato, può piacere o meno, ma è stato in grado di sconvolgere la musica italiana, alzando la qualità del prodotto e dimostrando a tutti le potenzialità del napoletano, fra scenario, linguaggio e sound.

Il cantante dal volto sconosciuto, prima del 9 maggio 2019, era rimasto fermo ai concerti dell’estate scorsa, in particolare all’evento sul lungomare di Napoli, una breve festa. Da quel momento silenzio assoluto, l’annuncio di una data a Roma prima e poi, due minuti prima della mezzanotte della sua fatidica data, un album. Dopo tanto silenzio Liberato è tornato nell’unico modo possibile, l’unico modo in grado di giustificare tanto silenzio: nuova musica e nuovi videoclip, perchè per lui il rapporto fra musica e video è strettamente connesso.
Seppur nel mondo musicale odierno l’utilità del video è calata, con il sopravvento di Spotify utile per le certificazioni a differenza delle views di Youtube, per Liberato è tutto un altro discorso. L’anonimato dell’artista napoletano necessita di un volto, di una storia, di un corto cinematografico.

Ecco quindi che l’immancabile Francesco Lettieri (regista tutti gli altri videoclip) ha scritto e diretto un corto, una mini serie di 5 episodi: una storia d’amore che parte negli anni 60 ed arriva fino ai giorni nostri. Nulla viene lasciato al caso, le parole della protagonista nel primo episodio mentre si accinge a prendere la barca faranno da filo conduttore per tutti gli episodi.
Questa volta Liberato si è distaccato da Napoli, questa volta Liberato è approdato a Capri, non snaturandosi, ma guadagnandone fascino.

Se con i primi video sembrava si volesse rappresentare una Napoli quotidiana e romantica, con le sue contraddizioni ed il suo fascino per uno scenario giovane e fresco.
Adesso è diverso. C’è un nuovo immaginario, più adulto, ma anche più stereotipato e cinematografico. I primi episodi di Capri RDV, titolo della serie, sono a metà fra la Dolce Vita caprese e il film ”Pane, amore e …”, con la differenza che qui la donna è la celebrità. Attenzione anche alle battute dei singoli episodi, come nel terzo episodio dove si parla di migrazione, della gente che dal sud parte verso il nord. Interessante notare poi la tecnica con il quale è stato realizzato l’ultimo episodio. Ambientato nel 2019 il quinto ed ultimo episodio della serie è in netto contrasto con gli episodi precedenti. Capri RDV nasce da un’impronta di Fellini e muore sperimentale. D’altronde ogni episodio rispecchia i canoni del periodo rappresentato e nel 2019 Letteri sceglie di sperimentare.

Contemporaneamente a Capri RDV è stato rilasciato un album, una raccolta dei brani rilasciati negli anni precedenti ed i nuovi presenti nella serie; l’album non ha un titolo effettivo, perchè come ha scritto Lettieri  su Facebook riferendosi al cantante ”chil nun sta buon ca cap”.

Soffermandoci sulla musica e sul sound, nonostante le tante fonti di ispirazioni che possiamo trovare sul Tumblr dell’artista( ora in disuso) il tutto è riconducibile ad un nome: Mura Masa, l’influenza nella maggior parte delle produzioni è notevole, senza tenero conto della somiglianza fra il videoclip di Love Sick e Tu t’è scurdat e me (altre info qui).
A ciò si aggiungono poi vari dettagli; immancabili sono i soliti modi di dire napoletani ai quali però in Oi Marì si affianca lo spagnolo e non più l’inglese, confermando un nuovo trend tornato in voga in città. Interessante è la nuova versione di Gaiola, più in linea con l’album e il progetto, a differenza della versione precedente, forse, l’unica nota stonata fin’ora.

Un discorso a parte lo merita Nunn’a Voglio ‘ncuntrà, qualcosa di realmente diverso, un brano che brilla di luce propria, grazie alla sua produzione. In essa viene stravolta la classica tammurriata napoletana,  simile a quanto assaporato dal mashup Liberato I, questa volta però si va oltre, non è più un remix, ma una produzione.

In conclusione, alla filmografia e alla musica bisognerebbe poi aggiungere la questione del marketing e della comunicazione. Questa volta però sembra non esserci nessuna sponsorizzazione velata, niente Converse, staremo a vedere. Grande assente nei ringraziamenti è anche la dedica al Napoli Calcio, Liberto sembra aver superato alcune sue caratteristiche.

Tralasciando tutto ciò, Liberato sa giocare bene le sue carte, quanto creato nel tempo è in continua crescita, unire un’ottima capacità di comunicazione ed arte è sempre la sua miglior mossa, probabilmente senza tanta strategia staremo parlando di canzonette.

Flâneur

Dan Carrano

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