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Le parole di Nipsey Hussle

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Da tutti i messaggi di cordoglio riferiti alla morte di Nispey Hussle degli esponenti – molti lo hanno conosciuto e ci hanno collaborato – di questo gioco sempre più malato, esplosivo e in espansione della musica urban pop statunitense contemporanea, emerge soprattutto un enorme sentimento di rispetto ed ammirazione per un uomo che forse prima ancora che rapper è stato un imprenditore e un punto di riferimento fondamentale per la sua comunità, a partire dagli aiuti materiali messi in campo per il miglioramento del proprio quartiere (Crenshaw, South Los Angeles) a livello culturale ed economico.

La morte di una figura del genere sarebbe la buona occasione per riflettere sul fatto che i problemi di classe prima, razzisti poi, degli Stati Uniti non possano essere risolti dalla benevolenza e dallo sforzo individuale di qualche buon “capitalista consapevole” che elargisca fondi per i bambini del ghetto essendo riuscito nella scalata dal basso, quanto piuttosto a partire da modelli politici ed economici differenti. La microcriminalità/criminalità organizzata si genera nella povertà e nell’emarginazione, e non si preoccupa di uccidere i propri consanguinei. E’ proprio questo l’aspetto della vicenda difficile da realizzare: Hussle è stato assassinato nel cuore del suo rione.

Questa riflessione non avverrà e anche oggi ce ne faremo una ragione. Amen.

Però poiché sappiamo e crediamo che il rap rappresenti ancora la voce individuale e collettiva della strada che nessun altro ci racconterà mai con la stessa potenza e dalla posizione “privilegiata” di chi la vive ogni giorno, vale la pensa di pensare a Nipsey Hussle come quello che comunque era, ovverosia un artista di estremo talento. Il cui primo album ufficiale, non casualmente, ha ricevuto la candidatura come miglior album rap dell’anno dalla giuria dei Grammy Awards per il 2018.

E quindi vale la pena di fare parlare i testi.

Ho scelto un piccolo estratto dalla strofa di “Young Nigga”, perché oltre ad essere il suo lavoro più emozionante, è un brano molto riflessivo in cui l’autore fa il punto sul suo profilo autobiografico e  sulla lucida consapevolezza del fatto che raggiungere i propri successi abbia comportato letteralmente sporcarsi le mani: lasciare la scuola a 14 anni, rubare, trafficare, sopravvivere. Guarda se stesso da giovane senza commiserazioni, con l’estremo orgoglio del vincitore e con la tenerezza del giovane sognatore del ghetto. Non sogni di successi, stadi pieni, collane (quelle verranno dopo), ma il sogno concreto del futuro. Riuscire a raccontarlo senza mezzi termini e retorica rappresenta la consistenza artistica ed autoriale di Nipsey Hussle. Versi colloquiali, prosastici, aridità di metafore, metriche inedite che appunto ricordano il parlato, immagini brevi ed icastiche, timbro vocale inconfondibile sono i suoi strumenti stilistici.

 

No exaggeration for the content of my songs

When he went to dig it up, shit, a hundred somethingone

Molded, you can ask moms

Had to plug in blow dryers for the ones we could wash (let’s go!)

Salvaged the little bit, young rich nigga shit

Pressure on your shoulder, how you gon’ deal with it? (come on)

Say it’s all uncomfortable when you transition (let’s go)

But it’s all beautiful when you get rich in it (don’t stop)

When you start killin’ shit (elevatin’) and they all witness it (keep rockin’)

Money grow faster (keep rollin’) than niggas could spend the shit (get down)

Open more businesses with you and your niggas That’s

watchin‘ (let’s go) your vision (don’t stop) and being more generous

 

Nel flusso vertiginoso di pensieri l’autore non perde mai il controllo di uno schema di rime serrate e simmetriche, incastrate in un flow soffice ed elastico. Il passaggio più interessante è la vividezza del racconto di un episodio tragicomico e centrale per tutto il pezzo: il dissotterramento di un pacco di dollari in parte ammuffito (l’aggettivo “molded” è messo in risalto e occupa molto spazio nel verso) che tutta la famiglia cerca disperatamente di recuperare asciugando le banconote. Il lampo di un ricordo drammatico nel rapido resoconto delle tappe (mentali e concrete) della scalata sociale, condensate in poche frasi. L’autore chiude gli occhi per un attimo, e si risveglia nel presente dei suoi successi, adulto prospero e formato, con più di una cicatrice, pronto a tornare tra i marciapiedi a dare una mano ai sodali di sempre e ai nuovi young niggas della comunità.

[…]

When the police asked for the truth, I told lies
And when I finally got in this booth, my soul cried
Once you off the stoop it’s through, you no child
Ain’t make no excuse for your youth, or no size
See me, I graduated these streets in ’05
Still live and die by these rules, you know why?

Anche in questa strofa di “Ain’t Nothin New”, in cui compare come ospite di Jadakiss, Nipsey concentra, in una dozzina di barre fulminee, ricordi, temi, poetica, metrica, interpretazione, pezzi di vita. La struttura delle rime ha un significato: ogni verso ha una prima parte “parlata”, sciolta, e una seconda netta e rapida: venire a capo del quartiere e sopravvivere significa essere in grado di reagire velocemente e optare sempre per le scelte più efficaci di fronte alle situazioni più diverse. Tali scelte prevedono il crimine, la menzogna, il dolore, ma non il riguardo per i sentimenti (da tappare dentro) o per l’età anagrafica.

La postura che lo distingue dagli altri artisti ha collocato Ermias Ashgedom tra le persone, non tra i personaggi – in quanto fedele, per sua stessa ammissione, a quelle regole del ghetto per cui vale la pena vivere (e morire) per sempre. In chiusura di strofa, lasciando la questione aperta e andandosene senza salutare, l’autore ci domanda: perché?

Sta a noi dedurre la risposta: c’è ancora del lavoro da fare.