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Come si protegge la Street Art?

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La risposta più semplice e naturale alla domanda posta dal titolo è che la street art (in tutte le sue forme, dai graffiti ai poster) non si protegge, d’altronde fa parte del gioco.
L’arte urbana nasce e muore in strada, soggetta quindi a qualsiasi fattore, dall’ignoranza di turno, piuttosto che il tempo o litigi fra writers.
Quest’ultimi, inoltre, se produttivi, hanno il loro fascino, si penso allo storico scontro fra Banksy e Robbo.
Per fortuna esistono le fotografie in grado testimoniare quanto accaduto e quanto andato perso.

La questione però, volendo, è molto più complessa.
La protezione delle opere urbane è un quesito interessante e contorto; una di quelle domande da un milione di dollari.

Qualche settimana fa, quando il murale de La Tarantina  a Napoli è stato vandalizzato, nelle nostre stories Instagram chiedemmo se e come la street art andasse protetta ricevendo, da molti, come risposta: la cultura.

Beh, risposta esatta?!
Indubbiamente la più esatta e giusta, oltre che la più difficile.

Onde evitare atti vandalici ed appropriazioni improprie il riconoscimento di status di opera d’arte, e dunque anche la sua sacralità, è un primo step per la sua salvaguardia. Essendo l’arte in strada soggetta al giudizio del pubblico deve essere quest’ultimo a riconoscere l’opera d’arte e salvaguardarla, parlandone e diffondendone il messaggio.

Nel caso specifico di La Tarantina però la questione è leggermente diversa, in primo luogo perchè l’atto vandalico è stato attuato contro il soggetto e non l’opera, ormai in una situazione socio-culturale dove l’odio si diffonde pian piano, a discapito delle diversità. Successivamente poi perchè l’opera è stata realizzata con il permesso del comune, quindi legale e dunque intrinseca del riconoscimento dello status di opera d’arte, pertanto andava protetta a priori: come? Con uno spray anti vernice (si pensi al ripristino del murale di Daniele Nitti nella stazione di Piano di Sorrento)

É stato preso in analisi il murale realizzato da Vittorio Valente essendo il caso più recente ed eclatante, ma si potrebbe parlare di tante altre azioni realizzate nei confronti di street art legale, come gli atti vandalici nei confronti dei murales realizzati nella circumvesuviana, restando in zona.
Si parla pur sempre di opere realizzate in modo legale e quindi che rientrano tranquillamente nell’etichetta di Arte Pubblica. La realizzazione di opere legali è lo step decisivo che trasforma la street art in arte pubblica e dunque la tutela non sta più nell’azione quotidiana di ogni singolo cittadino e appassionato, ma allo stato, all’ente che ne finanzia la realizzazione.

In tutto ciò, una cosa è certa, rinchiudere un’opera come accaduto per l’unico Banksy in Italia è un atto osceno, soprattutto anti estetico, senza tener conto poi dell’operazione di marketing realizzata dalla pizzeria lì in loco.

Daniele Carrano

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Flâneur

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