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Redemption di Jay Rock: una confessione

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Redemption, come molti degli album in grado di lasciare un segno, può essere a suo modo definito un concept, cioè il racconto multiforme di una storia operato da diverse angolazioni, un lavoro organico. Un discorso continuo i cui vari capitoli hanno contorni sfumati, un po’ come in una serie di sogni, dai momenti interscambiabile. Nella fattispecie la storia in questione è il momento di passaggio per il protagonista da un prima (ghetto) e un dopo (fuori dal ghetto/età adulta/maturità artistica). Il ghetto che rappresenta la morte, e il fuori che rappresenta la vita. In mezzo, come fatto scatenante, un gravissimo incidente in motocicletta.

Se tu avessi una seconda chance nella vita, che faresti? / la pianteresti con le droghe? /  ti prenderesti cura della tua tipa, costruendo qualcosa per i tuoi figli? / faresti pace con i tuoi nemici, facendo scorrere acqua sotto il ponte?

E se l’incidente in moto fosse stato fatale? / Ossa rotte, emorragie interne, steso su un tavolo / sotto i ferri, due macchine mi aiutavano a respirare …

Senza voler scalfire l’autonomia artistica di un autentico (e ancora sottovalutato dal grande pubblico) professore dell’hip hop contemporaneo, va detto che il disco si incastra nel disegno ben più ampio – che possiamo definire compiuto – della discografia degli artisti TDE. Più che un’etichetta, un progetto di spettacolare lungimiranza che, attraverso la testimonianza delle particolari storie personali di individualità diverse, ha saputo portare avanti all’interno del panorama rap il suo messaggio preciso.

Oltre a “redenzione”, le parole chiave del disco sono: peccato, tentazioni, realness, paranoia, consapevolezza.

La riflessione sulle ripercussioni dello stile vita fatto di abusi, vizi ed eccessi, raccontati magistralmente p. es. dall’ipnotica Rotation 112th (attenzione, crea dipendenza, per l’appunto), è approfondita in For What It’s Worth, ES Tales, mentre in OSOM traspare vividamente la condizione di costante ipervigilanza a cui il microcriminale è condannato. Impossibile non citare la festaiola Tap Out che, nonostante la chiara direzione commerciale  – come WIN d’altronde – si inserisce perfettamente nel quadro di deleteria e viziosa vita spericolata di cui il sesso sfrenato e le sue tentazioni pericolose sono una parte decisiva.

Signore, voglio ringraziarti per questa grande redenzione, per questa ragazzaccia che ho al mio fianco, per avermi permesso di essere un vero nigga, per avermi concesso una seconda chance. Sai a che penso? Signore voglio ringraziarti per sti dollari e gioielli.

Il Diavolo pensava di avermi in pugno, ero paralizzato / ma le mie mosse sono sempre state rapide, rispettate il mio percorso, tutti voi / il Male sta spiando e intercettando che manco i federali all’ ascolto.

Ho le strade e questi beat proprio di fronte a me / Dovrei uccidere sto nigga o dovrei lasciar perdere? / Se non lo faccio magari lui farà il doppio gioco, e se avessimo legami familiari? / Se lo faccio, non potrò fare rap, e questo è un suicidio / “I negri parlano”, ti trasformano in criminali, e poi l’ergastolo / Non posso pensare ai miei bambini che vagano per il ghetto / Mentre sono sulla mia cuccetta nella cella / Preferirei rappresentare una speranza …  

Quest’anno Jay Rock ha vinto il suo primo Grammy per il brano a più voci King’s Dead, forse il meno importante del disco, perché va a spezzare la fluidità del discorso (era apparso prima ancora nella compilation Black Panther curata da Kendrick Lamar) ma che rimane un grande successo.

Una delle costanti più interessanti e dense di significato è la presenza, nei ritornelli e nei passaggi melodici di quasi tutte le canzoni, di voci diverse da quelle del protagonista o la stessa voce di Jay Rock trasfigurata. Perché? Quelle voci provengono dall’interno della testa e del cuore del protagonista e fuoriescono dalle orecchie: Redemption è una conversazione con la propria coscienza tenuta in pubblico, in mezzo alla strada. Non è un caso che nella maggior parte dei casi scelga di parlare di sé con il suo nome di battesimo. La Redenzione dai peccati (intesi come vita vissuta in generale) passa per la confessione. Quella dell’MC di Watts, schietta e brutale, sputa fuori crimini, sesso, eccessi, pressioni psicologiche, rapporti sociali deformanti raccontati per quelli che sono: uno schifo reale e quotidiano che oggi – combinato con quella sensibilità che permette di non ostentare un immaginario di imprese criminali ormai stereotipato – ha reso Johnny quello è. Un adulto intelligente e un rapper incredibile. Sono la consistenza del suo rap e il suo flow inconfondibile, il suo spiccatissimo gusto musicale nonché fiuto per la canzone che lasciano trasparire il suo spessore emotivo.

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