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10 ANNI DA ”E POI ALL’IMPROVVISO IMPAZZIRE”

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Oggi, 18 febbraio 2019 sono esattamente dieci anni dall’uscita del secondo album di Ghemon: E poi, all’improvviso impazzire.
Dieci anni fa quest’ultimo è riuscito a creare un varco nel rap italiano dando spazio alla propria intimità ed originalità, aprendo definitivamente una porta già smossa con l’album precedente La rivincita dei buoni.
E poi, all’improvviso impazzire
è una storia rappata della vita di un ragazzo di provincia appassionato di musica, fra sogni, relazioni e vita quotidiana.

La musica di Ghemon, nel mondo rap/hip hop, è sempre stata un po’fuori dal coro; laddove si parlava di strada il rapper avellinese parlava di sentimenti ed emozioni, iniziando addirittura a cantare.
Si pensi a Vita Bona dei Co’Sang oppure Dogocrazia dei Club Dog, due album rilasciati nello stesso anno eppure diametralmente opposti a quanto fatto dal rapper avellinese.

”al rap serve un uomo, cosa che io sono”
(Ghemon – Si chiude il sipario)

Dal 2009 al 2019 di cose ne sono cambiate, Ghemon ha aggiunto altri 4 dischi alla sua discografia ed ha raggiunto il palco di Sanremo con il brano Rose Viola, brano in cui si può notare proprio una connessione con l’album preso in analisi oggi, in particolare con Cielo di Cemento.
Il brano appena citato, infatti, termina con:

E se dovessimo incontrarci/ metti il caricatore nel revolver e conta dieci passi
come tutte le volte che sei riuscita a spararmi
cielo di cemento
piovono calcinacci

mentre la canzone presentata al festival, inizia:

Dieci fori di proiettile nell’anima
Ed il cuore ricolmo di sassi

In questo senso, la storia di Ghemon potrebbe avere una lettura complottistica in cui è il diretto interessato a scrivere il proprio destino, attuando un controcomplotto ad una realtà in cui è fuori luogo. A distanza di dieci anni è facile pensare quanto il percorso di questo artista fosse naturale e meritevole, ma tra l’immaginazione e la realtà c’è un’abisso che in pochi riescono a superare, soprattutto se in una realtà in cui si è spesso fuoriluogo.
D
al 2009 ad oggi di cose, quindi, ne sono cambiate e per Ghemon è come se si chiudesse un cerchio, dimostrando quanto un sogno necessiti di sacrifici e determinazione.
Oggi l’artista avellinese rappresenta una delle penne più particolari della musica italiana, uno dei pochi ad approcciarsi alla musica black, mischiando tutte le sue influenze (quelle che oggi si chiamano Urban), fra musica italiana e d’oltre oceano.
E poi, all’improvviso impazzire è, dunque, indubbiamente lo step iniziale del suo cammino, fra canto, rap, band e sentimenti.

Daniele Carrano

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Flâneur

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