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RANCORE A SANREMO PUÒ SIGNIFICARE UNA SVOLTA

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Siamo all’imminente vigilia del Festival di Sanremo, ovvero la più ampia vetrina musicale italiana per gli artisti del panorama peninsulare, in cerca di conferme, rilanci o definitivi slanci delle loro carriere.

Quest’anno però, c’è una grandissima aria di innovazione nel circuito del festival, difatti basta leggere il quantitativo di artisti vicini alla sfera d’influenza della musica urban presenti nella competizione, per comprendere che qualcosa si sta muovendo. E’ innegabile che oramai, la musica è stata influenzata da queste nuove waves che hanno portato  un avvicinamento progressivo alla cultura Hip Hop, riuscendo a strappare popolarità a quella musica pop, che continua a non avere un’identità precisa, ma punta ad essere solo orecchiabile e a vendere. Ma ora, è proprio  il caso di dire che la musica è cambiata, la presenza in concorso  di figure storiche per la cultura del rap come Ghemon Gue Pequeno, sino a quella di Achille lauro e Boss Doms, fanno capire che non saranno gli artisti di questo genere ad adattarsi alla competizione, bensì è  la competizione che dovrà adattarsi a loro; finalmente anche la Rai (di cui ricordiamo essere proprietario il Ministero dell’economia e delle finanze) si è accorta della presenza del rap e della trap, e il tutto non si è tradotto come in passato con l’esibizione fuori contesto di Eminem con un pubblico fantasma. Bisogna sottolineare in particolare la presenza di un artista che mai ci saremmo aspettati di vedere sul palco dell’Ariston, ovvero Tarek Iurcich, meglio conosciuto come Rancore. Ebbene sì, Rancore duetterà con Daniele Silvestri nella canzone “ArgentoVivo“.

Dal rapper romano ci si poteva aspettare di tutto, visto e considerato il suo percorso musicale, ma quella di Sanremo è una positiva sorpresa. La profondità dei testi, il rifiuto di raggiungere il grande pubblico per salvaguardare la scrittura e quell’atteggiamento quasi di ermetismo nei confronti degli ascoltatori portavano a pensare che Sanremo fosse una meta difficilmente percorribile nel cammino artistico del rapper romano. Eppure, questa è una grande chance per far capire che il rap non è solo sfarzo, rime di denucia sociale o appagamento dopo una vita di stenti. Rancore è uno degli ultimi esemplari di rapper-conscious che non hanno deciso di evolvere il proprio stile in base alle necessità sonore del momento. Già da primo disco, Segui me, prodotto uscito per Alto.ent, si intravedeva la potenza delle parole e delle liriche, che non risultano per niente acerbe, anzi, sono altamente complesse se pensiamo ad un ragazzo allora sedicenne che si interfacciava con tematiche sociali e a delle riflessioni sulla sua generazione; ne danno infatti la prova canzoni come Tufello e Giovani artisti. Rancore ha poi intrapreso un percorso con Dj Myke, estremizzando così i suoni, ma rimanendo sempre molto attento alle liriche e portando innovazione costante negli anni, sia dal punto di vista della scrittura che del suono, acquistando consapevolezza e  mostrandola nell’ultimo progetto “Musica per Bambini“, uscito nel 2018. Rancore ha una grande chance, ed è  possibile che neanche in questo caso si piegherà alle volontà dei più, ma continuerà a percorre la sua strada, consapevole e convinto del suo percorso, così da poter far conoscere ai più un lato del rap che fin troppe volte viene dimenticato, quello lontano dai gioielli, dall’ostentazione o dal comune racconto del reale; quel rap che si potrebbe ben identificare con la parole “studiato” ma che si preferisce definirlo con “contenuto”.

Studio filosofia ma non sono un filosofo. Le mie ossessioni sono basket, graffiti e Napoli. Provo a scrivere di quello che mi piace e rappare di quello che vivo. Ah, odio la Juve con tutto me stesso.

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