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INSIDE: SPERANZA, DALLA FRANCIA A CASERTA

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In una scena rap ricca di novità, ma povera di innovazione, arriva una nuova luce: Speranza.
Quest’ultimo è un rapper italofrancese, per la precisione casertano, pronto a raccontare la sua vita, il suo quartiere e la sua realtà. Fin qua nulla di nuovo potremmo dire, il rap ruota intorno a tutto ciò, eppure Speranza è una innovazione!

La sua innovazione la troviamo nel modo di esprimersi, nella sua capacità di passare dall’italiano al dialetto oppure al francese utilizzando flow per nulla banali o copiati dagli Stati Uniti.  Il progetto Speranza è iniziato nell’estate del 2017 con Sparalo e esattamente un anno dopo con Chiavt a Mammt ha attirato l’attenzione di tutti, nel bene o nel male.

Speranza può non piacere, ma va ringraziato. Grazie a Speranza per un attimo ci si è ricordato cosa significa fare rap di strada, in una atmosfera con troppi lustrini pur di far parlare di se.

Noi di escvpe insieme a Gaetano De Angelis abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo, un’occasione per approfondire un personaggio ed una persona che ha incuriosito l’Italia. Con Speranza inizia il nostro nuovo format ”INSIDE”: per approfondire e conoscere il lato umano degli artisti e delle realtà urbane andando oltre la maschera pubblica.

La prima cosa che ti volevo chiedere è: perché ti chiami Speranza?
Semplice, Speranza è l’urdm a murì (l’ultimo a morire).

Nei tuoi pezzi si nota una variazione di lingua, rappando Francese, come conosci questa lingua?
Sono metà francese, mio padre è di Caserta e mia madre è Francese. Ora sono tornato in Italia da 6-7 anni, perché lì non c’era niente; ma ora sto qua e vi porto la roba buona!

Da che parte della Francia vieni?
Rione Behren, mon frère

Essendo cresciuto in Francia, la tua formazione musicale è tutta francese?
Si, ho sempre e solo ascoltato rap francese. Negli anni 90, quando arrivai lì, ho ascoltato molto gli NTM, poi nei 2000 gli LIM, tutta la vita loro.  Dopodiché dal 2010 in poi ho ascoltato la musica rumena.

Come mai?
In quel momento il rap non valeva più niente, a differenza della musica rumena, dove per esempio i testi e l’attitudine ricordano molto la trap di oggi. Adesso con la trap è salito il livello del rap e dal 2020 in poi ci stong’ je (ci sto io).

Parlando della tua musica, quando hai iniziato a fare rap?
Mi sono appassionato al rap nel 1999 più o meno, in Francia. Parliamoci chiaro la mia musica è rap francese tradotto, con la vita mia. Io scrivo quello che si vive nel mio quartiere, quello che ho vissuto in Francia, non scrivo mica poesie. Ora qui in Italia voglio portare la mentalità del rap francese.

In Italia tutto è iniziato con Sparalo, ottenendo anche il remix firmato Crookers, com’è nata questa collaborazione?
Milano si è accorta prima di Caserta di quello che stavamo facendo. Per il remix sono stato contattato chiedendomi il permesso e ho risposto subito che non c’erano problemi. Li Sono anche salito a Milano per conoscerci, ormai siamo tutti amiconi. É stato già un primo step per farci crescere, il remix è stato suonato in un dj set, la gente saltava. Io e Rafilù siamo partiti da 0, mo stiamo a 10 e puntiamo ad arrivare a 100 se Dio vuole.

Quando dici di voler arrivare a 100, a cosa punti?
Io spero che attraverso la mia musica la gente nei rioni che ora ascolta il neomelodico inizi a fare rap, con la speranza di essere i più forti di tutti. Sarebbe un po’ un ritorno a quanto accadeva in Francia, lì ogni giovane nei rione fa rap o ci ha provato.

Con i vari singoli usciti si nota una certa versatilità, hai ancora qualche asso nella manica?
Qua casca l’asino. Io devo dimostrare di saper fare ogni stile, non voglio si pensi che io sia hardcore e stop.

Cosa dobbiamo aspettarci nei tuoi prossimi progetti?
Il peggio, arrivederci.

Studio filosofia ma non sono un filosofo. Le mie ossessioni sono basket, graffiti e Napoli. Provo a scrivere di quello che mi piace e rappare di quello che vivo. Ah, odio la Juve con tutto me stesso.

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