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UNA SETTIMANA DOPO: EMINEM GRAZIE

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Non ero mai stato ad un evento di questa portata. non ero mai stato in una folla di 80mila persone riunite solo per ascoltare un singolo artista.

Quello che è successo sabato 7 Luglio può essere considerato come uno di quegli eventi dove si deve dire : ‘ io c’ ero’. *e io c’ero per davvero. Vedere Eminem live è stato uno dei più grandi privilegi che mi sono stati dati nella vita, non perché solo ora sto realizzando di aver visto a 100m da me la persona che più ha influenzato la mia infanzia e adolescenza, ma perché Eminem mi ha regalato delle sensazioni che mai avevo provato per un concerto.
La Mia esperienza con i rapper americani non è amplissima, è stato il primo mainstream vero, visto e considerato che avevo visto solo Evidence, RA the rugged man e Blaq Poet, tutto il mio rispetto, ma uno show del genere é stato pazzesco. Sin dal pomeriggio ho capito che nell’aria c’era qualcosa di diverso. Passato il dj set ( raccapricciante) di Max Brigante, sale sul palco Royce da 5 9, uno dei più illustri rapper e amici di Slim Shady.
Royce é un animale da palcoscenico, tiene il palco in maniera ottimale, fa muovere le mani a tutti su pezzi come Caterpillar e Boom, chiudendo poi la sua esibizione come mai mi sarei aspettato: introduce l’argomento  Xxxtentacion, e gli dedica un pezzo tratto da Bad Meets Evil; quando si dice che real recognize real (non la tripla R di Laioung).

Sono le 19 circa quando sul palco salgono i Rage Against the Machine, Chuck dee e B real. Non ci potevo credere, i Ratm sono il mio gruppo preferito, accompagnati da una formazione che sembrano i Golden State Warriors, un quintetto di tutti All Star. Mi ritrovo ad ascoltare pezzi dei Public Enemy e dei Cypress Hill suonati dai Rage Against the Machine; sono in estasi già dal pomeriggio: Killin n the name, Insane in the main brain, Jump, Shots on parade, ma dove sono capitato? Sogno o son desto?
Solo per il concerto di apertura, ad Eminem vanno attribuiti tutti i meriti del mondo, é stato un pre show davvero incredibile; per questo capisco l’ansia dei rapper italiani nel non prendersi la responsabilità ad aprire un live del genere. Sarebbe stato controproducente per il feedback che avrebbero avuto, del resto quando vedi Tom Morello suonare la chitarra con la bocca, e leggere sul backside dello strumento “Fuck Trump” un po’ di ansia salirebbe a tutti.
Ma cala il sole (fortunatamente) sono circa le 21:20 quando i maxischermi proiettano un video dove la sagoma di Eminem cammina fra i palazzi di Detroit, distruggendoli, come se fosse un umano Godzilla, troppo grande per noi comuni mortali. Sono le 21;28 quando il telo bianco che copriva lo stage, viene dismesso, e li ci trovo Eminem pronto ad esibirsi davanti a ottantamila fan.

Il live é stato sensazionale, Eminem ha ben studiato la scaletta, alternando momenti conscious ad altri pieni di energia o più pazzi.
Rap god, Sing for the moment, Like toy soldiers fino ad arrivare a Stan e Walk on water, cantate con l’ausilio di Skylar Gray (una dea greca per l’eleganza e bellezza), per poi concludersi con il periodo di The Real Slim Shady, Just don’t give a fuck e Without me.
Il concerto non finisce senza Lose yourself e lui come sempre, dopo due ore di show é impeccabile nell’esibizione. Eminem non ha sbagliato un’accento, ha fatto per filo e per segno tutti i pezzi live, con l’ausilio di mr. Porter, che si é rivelato anche un grande intrattenitore negli intervalli. La prima data di Eminem a Milano é stata storica, un evento che ti lascia la voglia di vivere e rivivere tutti i tuoi ricordi ed estenderli ad un per sempre continuo, imperituro. Un evento annunciato, unico, che ha rispettato tutte le aspettative. Ne é valsa la pena, si, ne é veramente valsa la pena.

 

Studio filosofia ma non sono un filosofo. Le mie ossessioni sono basket, graffiti e Napoli. Provo a scrivere di quello che mi piace e rappare di quello che vivo. Ah, odio la Juve con tutto me stesso.

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