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RAVE INSPIRATION PART 1 – DIECI COLLEZIONI ISPIRATE ALLA RAVE CULTURE

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Nel mondo della moda le influenze e le ispirazioni occupano un ruolo importante e decisivo, sono la scintilla che da vita al fuoco. Senza di esse le idee e i concetti alla base delle collezioni probabilmente non diventerebbero mai realtà. Ci sono varie possibilità di trarre ispirazione o essere influenzato da qualcosa, può accadere guardando un semplice elemento della nostra quotidianità oppure venendo a conoscenza di una nuova corrente artistica o musicale. Insomma, uno stilista o un designer o chiunque vogliate ha a sua disposizione tantissime occasioni e fenomeni da cui può a sua volta dare vita ad un nuovo prodotto o progetto. In questo articolo, che sarà diviso in due parti, parleremo di dieci brand e relativi owner, più o meno famosi, che sono stati influenzati e di conseguenza si sono ispirati alla rave culture anni novanta presente in varie zone del mondo e alla musica che si ascoltava e ballava in quel periodo per la creazione di una collezione.

artwork: Kermitxyz

Tra fantasie ispirate ai flyers delle feste che giravano a quel tempo, una collaborazione storica e un ricordo di quando si era giovani e spensierati, di seguito trovate le prime cinque collezioni.

1) Lazy Oaf – Fall 2017 
Il primo brand è l’inglese Lazy Oaf che per la collezione autunno 2017 ha scelto di ispirarsi all’acid house e ai rave illegali che spopolarono sul territorio inglese intorno ai fine anni ’80 e inizio anni ’90. Il design segue quello tipico che si usava per la creazione dei flyer delle feste e le vestibilità riprendono quelle del tempo. Cliccate qui per vedere il lookbook e il video di presentazione della collezione. 

2) Gosha Rubchinskiy x Adidas Originals – SS 2018
Questa collezione, presentata l’anno scorso con uno show a San Pietroburgo, prende ispirazione da due fenomeni che determinano la cultura giovanile russa secondo Gosha, il calcio e i rave party che hanno preso piede in Russia negli ultimi anni. L’obiettivo del designer, infatti, è che questa collezione serva per connettere il maggior numero di persone possibili con la prima generazione dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Tutto ciò è spiegato dallo stesso Gosha e da alcuni suoi collaboratori in un documentario di i-D che è possibile vedere cliccando qui. Per vedere l’intera collezione invece basta cliccare qui.

3) Tonsure – SS 2018
Il terzo brand è il danese Tonsure, nato dalla mente del designer Malte Flagstad nel 2014 che si è ispirato ai rave anni ’90 per la creazione di una collezione che unisce eleganza e dinamicità. Alle giacche e cappotti di vari colori e alle camicie con diverse fantasie, infatti, si aggiungono pantaloni in stile baggy; bomber, parka e giacche e gilet sportivi fatti sia in tessuto denim che in pelle. Tutta la collezione qui

4) Underground Resistance x Carhartt – Capsule collection 2017
Se per tutti gli altri brand possiamo parlare di ispirazione, nel caso della collezione UR x Carhartt parliamo di una vera e propria collaborazione tra due simboli di Detroit, terra natia sia della storica label sia del brand. La capsule presenta cinque diversi capi: un beanie, un parka, una hoodie, una t-shirt e un pantalone tutti rigorosamente in nero e unisce l’elemento industriale che caratterizza i capi del brand americano con l’accezione futurista del collettivo. Per vedere e comprare la collezione cliccate qui.

5) Martine Rose – AW 2014
Come ultima collezione di questa prima parte vi presentiamo quella firmata dalla designer Martine Rose che nel 2014, ispirandosi ai rave a cui partecipava da giovane e più nello specifico prendendo spunto dalle persone che incontrava e ai flyer che giravano, ha ideato, in collaborazione con il Wild Life Archive di Steve Terry un archivio dedicato alla cultura giovanile inglese del tempo, una collezione che prevede pantaloni, sia skinny che baggy, camicie, giacche, cappotti e una pelliccia il tutto decorato con stampe di vari flyers dei rave inglesi anni ’90. Vai qui per vedere il video presentazione e tutta la collezione.   

Alessandro Canonico

Appassionato di street art e musica elettronica, amante di Napoli e del Napoli.

Scrivo per dare voce alla cultura.

Alessandro Canonico

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