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BE MORE VAPOR! – INTERVISTA AI RAGAZZI DI VENUS

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Napoli, si sa, vive anche e soprattutto di notte. La movida napoletana è tra le più focose e movimentate di Italia e ogni weekend ormai c’è l’imbarazzo della scelta su quale serata, locale o zona frequentare. Nel tessuto urbano ogni anno c’è chi prontamente propone nuove idee e concetti dando vita sempre a nuovi party cercando ognuno di differenziarsi a modo proprio. Questo è il caso dei ragazzi di Venus, un’organizzazione che quest’anno ha deciso di cambiare stile proponendo una serie di serate completamente ispirate alla vaporwave; una corrente musicale e estetica che prende ispirazione dagli anni ’90 e dagli elementi che facevano parte di quell’epoca. Il loro obiettivo, come ci hanno spiegato, è quello di portare a Napoli un concetto che prima era sconosciuto sensibilizzando le persone verso una cultura diversa da tutto il resto. In occasione della loro ultima festa al Moses Club di Napoli, che ha avuto come tema principale la logomania, abbiamo scambiato due chiacchiere con due degli organizzatori, Pi Di Mallio e Vittorio Ruggiero, per capire di più sulla loro realtà ma soprattutto per sapere cosa significa essere vapor.

Artwork: Stefano Kermit

La vostra organizzazione si chiama “Venus” che tradotto significa “Venere”, la dea della passione e della bellezza, da cosa nasce la scelta di questo nome?

Pidi: La statua di Venere è anche un simbolo vaporwave. Generalmente la scelta del nome Venus  si sposa con la nostra idea di voluptas, di persuasione; si tratta della nostra voglia di voler conquistare il pubblico trasmettendo un senso di desiderio e piacere.

In cosa, fondamentalmente, possiamo riscontrare questa passione nelle vostre feste?
Pidi:
Dal clima che si respira, la gente che ritorna lo fa perché è stata bene.  Noi diamo tutte le possibilità per far sì che ciò accada
Vittorio: La passione deriva anche dalla nostra intenzione di proporre un concetto a 360°, sia dal punto di vista musicale sia di grafica ma anche riferito all’allestimento del locale. Cerchiamo di essere familiari, dando tutto noi stessi e pretendendo poco, il nostro obiettivo è che il nostro pubblico si senta a casa. Inoltre la passione la si può trovare anche nel nostro staff che è molto unito. Se abbiamo un problema di grafica ad esempio, abbiamo tante persone che subito riescono a darci una mano proponendo sempre idee diverse che poi alla fine si sposano perfettamente insieme.  

Se parliamo di dee la prima che mi viene in mente è la dea Partenope. dato che la vostra è una realtà giovane e anche un po’ particolare, qual è il vostro rapporto con il territorio? Quali riscontri avete avuto da quando avete iniziato a fare party?
Pidi:
Qua a Napoli è la nostra seconda serata, prima facevamo feste a Castelvolturno e il riscontro non è stato molto positivo. Cambiando zona  proponendo qualcosa di nuovo ci ha aiutato con il nostro rapporto con la gente e c’è stato da subito un grosso feedback molto positivo.
Vittorio: Le persone sono state disposte ad essere rieducate ad uno stile non commerciale, una serata vapor a Napoli non esisteva. Anche se ancora non ci siamo espressi completamente. La musica vapor di per sé è molto particolare ed è difficile proporla per una serata intera, per quanto riguarda l’estetica il riscontro invece è stato pienamente positivo. Le persone che vengono alle nostre feste ora sono vapor, anche prima lo erano ma non sapevano di esserlo.

A questo punto ti chiedo, cosa serve per essere vapor?

Pidi:
Bisogna indossare vestiti anni ’90 marcati adidas , nike, fila o altri grandi brand di moda in quegli anni, per lo più colorati.
Vittorio: In più bisogna essere eccentrici in tutto, l’eccentricità è anche essere sicuri di sé. Indossare un colore è una sorta di affermazione di sé stessi, vestire di nero è molto facile e comune invece vestire con il rosa, il giallo, l’azzurro quindi un colore diverso e non ordinario è più difficile ma è questo che ti rende vapor. Sei vapor appena esci fuori dal comune.

Da cosa è nata questa ispirazione vaporwave? Da dove è partita la scintilla che vi ha fatto dire “diventiamo vapor”?
Vittorio:
Il nostro è stato amore a prima vista. L’ispirazione è venuta più o meno in estate e siamo stati catturati dallo stile e dalle immagini che trovavamo.  Mentre facevamo un po’ di ricerca pensavamo: “Ma perché non la facciamo nel napoletano una serata del genere?”. Lo dicevamo in continuazione e ci siamo ritrovati poi ad organizzarla effettivamente.
Pidi: La nostra è stata anche una rinascita, ciò che eravamo prima non ha avuto riscontri positivi e perciò dovevamo decidere tra il cambiare o morire e ovviamente abbiamo deciso di cambiare proponendo uno stile nuovo e diverso.

Come detto la “vaporwave” è una corrente giovane e un po’ fuori dal normale, vi sentite un po’ anche voi  come l’eccezione? Come quelli che fanno feste in qualche modo non alla portata di tutti per lo stile che proponete?
Vittorio:
Certo, ma la cosa principale è essere eccentrici e sicuri di se stessi per far parte del nostro mondo. Noi stessi ci dimostriamo così e chi viene per la prima volta magari si sente un po’ insicuro ma sicuramente appena si troverà insieme a noi nel locale si troverà a suo agio e potrà sentirsi parte di qualcosa.


Per concludere, se doveste scegliere un’icona dello spettacolo, del cinema o della musica che rappresenta a pieno il vostro concetto alla base dei party chi scegliereste?
PidiIo vorrei scegliere una canzone che è il manifesto della musica vaporwave. Il brano è リサフランク420 / 現代のコンピューe fa parte di Floral Shoppe di Macintosh Plus.
Vittorio: I Crystal Castels, anche loro sono un gruppo musicale ma esprimo l’essere vapor non solo nella musica ma anche a livello estetico.
Di seguito alcune foto della loro ultima serata scattate da Gesualdo Lanza, l’album completo lo trovate sulla pagina facebook Venus.

Alessandro Canonico

Appassionato di street art e musica elettronica, amante di Napoli e del Napoli.

Scrivo per dare voce alla cultura.

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