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SPOTTED: SHUSAKU TAKAOKA

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Shusaku Takaoka è un graphic designer giapponese, della sua persona, salvo nome cognome e nazionalità non si sa nulla, indi per cui non ci resta che conoscerlo e apprezzarlo attraverso i suoi lavori (e scusate se è poco).

Artwork: Stefano Kermit

Nonostante sia un graphic designer e perciò facente parte di una categoria di artisti legata prettamente al mondo digitale e all’utilizzo di strumenti elettronici quali computer e relativi programmi per fare arte, Shusaku è il precursore di una tecnica artistica leggermente più antica rispetto all’avvento del digitale e quindi sicuramente anche tradizionale quale il collage. Il suo merito è stato, e lo è ancora, quello di aver avuto la capacità di trasportare una tecnica nata più o meno agli inizi del Novecento in una dimensione più moderna e contemporanea; quella digitale, appunto, creando grafiche dal risultato originale e ironico ma anche e soprattutto di qualità, basta andare a vedere la precisione delle sue composizioni.

Oltre questo, l’artista giapponese è in grado di abbattere anche quelle che sono le dimensioni spazio-temporali conferendo alle immagini composte che crea un senso di attualità diluito in continui rimandi iconografici al passato. I suoi lavori, infatti, sono un mash-up tra foto di persone appartenenti alla nostra società (relegate per lo più al mondo della moda), scene tratte da noti film e foto di icone contemporanee del cinema e dello spettacolo con quadri (e relativi protagonisti degli stessi) di alcuni dei pittori più famosi quali Van Gogh e Vermeer, per citarne alcuni.

Spulciando il suo profilo instagram è possibile vedere il ritratto di Van Gogh mentre controlla il suo cellulare in abito elegante appoggiato a un palo, Mathilda (Natalie Portman) in una scena del celebre film Léon mentre trasporta i girasoli dipinti da Van Gogh oppure Madonna che si sostituisce alla Venere nel famoso quadro “La nascita di Venere” di Sandro Botticelli. Ma anche Mia Wallace (Uma Thurman in Pulp Fiction) che sniffa i colori che compongono “La notte stellata” o, per concludere con gli esempi, Mark Renton (Ewan McGregor in Trainspotting) che fuoriesce dall’orinatorio di Marchel Duchamp.

Alessandro Canonico

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