ArteINTERVISTEStreetart

RARO: LA SUA ARTE, IL CUORE DI SCAMPIA

Posted on in Arte · INTERVISTE · Streetart

Quando si parla di street art a Napoli difficilmente ci si ricorda di Scampia, o più in generale dell’area nord.
Eppure in quest’area di arte non ce n’è poca, anzi non è sbagliato affermare che lì l’arte urbana è molto più avanti che nel centro della città. Basti pensare ad esempio alla stazione di Chiaiano (di cui ne abbiamo parlato qui), culla della street art, ricca di opere di vari artisti.
Uno nome che salta alla mente se parliamo di Street Art e di Scampia è Raro.
Intervistato anche da Sky Arte, anni fa, per un breve documentario sull’arte urbana a Napoli, Raro è uno che sa quanto l’arte sia importante, soprattutto per il suo quartiere. Lo abbiamo voluto intervistare anche noi, per scoprire cos’è per lui la street art e quanto è davvero importante il suo utilizzo in periferia.

Artwork: Giorgia Amato
Cos’è per te la street art?
Difficile dare una risposta. È un’etichetta data ad un fenomeno, priva di un vero significato. Forse è più corretto parlare di arte urbana, di arte quindi che si muove nel contesto urbano. C’è chi dice che i graffiti sono un’arte autoreferenziale mentre la street art ha come sfondo un messaggio sociale, politico. Per me deve muoversi in ambiti illegali, ma comunque è un’etichetta. 

Con la street art avviene una metamorfosi del muro. Opere come le tue nella stazione di Chiaiano o alle poste di Melito, quanto possono influire sui cittadini e sulla zona?  La riqualificazione non si fa con l’arte. Quest’ultima può servire per dare colore, abbellire, dare un’accezione diversa al muro, ma se la zona intorno è sporca e degradata comunque resta sporca e degradata. A Chiaiano grazie alla realizzazione della metropolitana, sono stati curati anche i giardinetti, la strada, le luci quindi la gente si sente più sicura a passare di lì, molti ad esempio lasciano la macchina lì e si muovono poi con la metro. In questo caso c’è stata un riqualificazione completa in cui anche l’arte ha avuto il suo ruolo. A Melito è diverso; un signore mi ha detto ‘’bello stu mur, ma comunque io aggia pavà e tasse’’. Lì è più un decoro, l’impatto lo può avere sulla signora che abita di fronte che la mattina si affaccia e vede un muro colorato piuttosto che grigio. Io faccio arte però per questo, anche per una signora che si affaccia, piuttosto che per la fotografia di un momento. 

Chiaiano
Chiaiano
Melito

Lavori molto con i bambini, che impatto ha su di loro l’arte?
In questo caso è diverso. Aiuta molto. Lavoro spesso con i bambini perchè magari capita di dipingere in zone frequentate più da loro che da me quindi è giusto che contribuiscano se vogliono farlo. Quando mi aiutano poi si sentono realizzati, non ti dico poi quando la gente fotografa l’opera. Il muro diventa loro, lo curano, se ne vantano. In questo caso serve molto l’arte. Meglio che si vantino di avere creato qualcosa di bello, di aver dipinto un muro piuttosto che di aver rubato una bicicletta magari. L’arte poi in questo caso gli apre la mente, in vista del futuro magari. 

Prima hai parlato di foto alle opere. Benjamin nel 1800 con la nascita della fotografia parla della fine del valore cultuale ed espositivo delle opere d’arte. Oggi la street art quasi si muove più su internet, attraverso le foto, che sui muri. Si rischia di perdere il suo valore espositivo?
Dipende perchè si fa la foto. Io su Instagram non metto sempre tutti i miei lavori e le foto che metto sono solo di alcuni dettagli. Con una foto uno può ampliare il messaggio dell’opera perché fai sapere a più persone che in una zona c’è un opera che magari puoi vengono a vedere. Se parliamo invece, ad esempio del Banksy che abbiamo nel centro storico si tratta quasi di un opera che ormai nessuno pensa più, il turista magari ci fa la foto, per ricordo, per farla vedere agli amici, e poi stop. Il messaggio in quel caso passa in secondo piano.

L’arte è un’espressione personale. Tu hai lavorato con Lume e Diavù com’è stato? Come nascono queste combo?
Innanzitutto nascono quando c’è un certo rapporto, anche se poi oggi è un po’ una moda fare queste combo. É comunque un ottimo modo per confrontarsi, per fare cose nuove, unire stili diversi.

con Diavù
con Lume
La tua ultima opera è il Cuore di Scampia è una sfida al Cuore di Napoli? 
Una sfida no, ma comunque l’ho fatto per sottolineare come questi eventi li fanno sempre nel centro storico o comunque negli stessi posti. Perché non farli invece a Scampia o a Barra ad esempio? Ho intenzione di farne altri, in vari luoghi. Ora sto lavorando in una scuola a Scampia. Più che una scuola sembra un carcere, ci sono i cancelli ad ogni piano. Parlando con i ragazzi si parla di evasione, da quella realtà più che dalla scuola in se. Una ragazza conosceva un’opera di Banksy in cui c’è un palloncino che vola a forma di cuore e quindi stiamo riprendendo un po’ quella idea per dare un nuovo volto alla scuola.

Cuore di Scampia
I soggetti delle tue opere sono per la maggiore elementi naturali. Come mai? Questa cosa la sanno in pochi. É nato tutto molto tempo fa, durante l’Earth Day a Scampia ci fu una festa. Lì realizzai che parliamo dell’amore per la terra solo una volta l’anno, è sbagliato, andrebbe fatto sempre. Ho deciso quindi di parlarne sempre nelle mie opere. É diventato poi anche un mio marchio distintivo.

Io avevo inteso questo richiamo alla natura come una metafora della giungla urbana. 
Ci sono anche molti aneddoti al riguardo. Una signora mi disse che una mia opera le ricordava il giardino incantato, c’è poi chi ironicamente mi ha detto ‘’ma chi innaffia mo?’’.



Dan Carrano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *