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THE ART OF HEALTH – BIODPI A NY PER AIUTARE GLI HOMELESS

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The Art Of Health è un progetto ideato e curato da John Colavito, studente di medicina presso la New York University, in collaborazione con la New York City Free Clinic una clinica della grande mela che offre un servizio di primary care completamente gratuito a tutti gli homeless della città e a tutte quelle famiglie che non hanno una copertura assicurativa e che non possono permettersi neanche le cure mediche di base. Questo progetto, finanziato dal “Rudin Fellowship Program” un programma che prova ad incentivare l’uso dell’arte anche in campo medico, ha previsto la realizzazione di due opere da parte dello street artist Biodpi su due muri del quartiere Brooklyn ed ha come scopo l’utilizzo della street art come mezzo per far conoscere al maggior numero di persone possibili, homeless in primis, i servizi medici gratuiti offerti dalla clinica.

Ho utilizzato un’officina ed uno studio di Hairdresser per rifornirmi di acqua con la quale diluire le vernici e mi è sembrato di entrare direttamente in una scena di “Fa la cosa giusta” di Spike Lee, in cui diverse culture  interagiscono, convivono mescolandosi e creano nuovi mondi, ispanici, afro-americani, asiatici ed europei  usano lingue diverse e al contempo lo stesso slang. E’ stato emozionante vedere gli homeless, quando il disegno era quasi finito e quindi era chiaro il messaggio, ringraziarmi e chiedere informazioni sugli orari e l’indirizzo della clinica.“. Lo street artist Biodpi, già noto nel mondo della street art per la sua propensione a mettere a disposizione la sua arte per fini sociali (vedi il nostro racconto del suo Ortika fest qui), ci ha descritto così questa sua esperienza americana che lo ha visto impegnato per cinque giorni in perenne contatto con i veri protagonisti delle opere e del progetto, gli homeless. Tutto questo è stato possibile grazie ad Enza Iadevaia, una sua ex compagna di classe alle superiori, ora docente presso la Florida Atlantic University, la quale l’anno scorso tenne un corso sul cinema italiano all’Università del Connecticut durante il quale mostrò alcune opere dell’artista sannita dedicate all’attrice Anna Magnani che fanno parte della mostra I am Anna Magnani esposta a Roma nel 2013, e tra gli studenti del corso c’era proprio l’ideatore del progetto John Colavito, facendo così da ponte tra i due, il quale è rimasto evidentemente colpito dall’arte di Biodpi tanto da contattarlo per far sì che il suo progetto, iniziato un anno fa, prendesse finalmente vita.

Le opere dello street artist campano sono due e sono state entrambe realizzate con la tecnica dello stencil su due muri strategici di Brooklyn, scelto perché è il quartiere di NYC statisticamente con il più alto tasso di senza tetto. Una delle due realizzazioni vede come protagonista un medico che tende la mano ad un homeless a terra per aiutarlo ad alzarsi, ricordando “la Creazione di Adamo” famoso quadro di Michelangelo Buonarroti, ed un ulteriore particolare è il cartone con la scritta “fragile”. Lo stesso street artist ci ha spiegato così il significato di quest’opera e il perché dei due particolari: “La mia attenzione si è subito soffermata sul materiale che contraddistingue gli homeless in tutto il mondo, il “cartone da imballaggio”, usato sia come tetto che come strumento per veicolare le richieste d’aiuto. L’idea di curare-aiutare, quindi, “di maneggiare con cura” è alla base di tutto: attraverso l’uso della parola FRAGILE, che è uguale sia in italiano che in inglese, ho voluto sottolineare il concetto di  vita messa in pericolo dalla mancanza di cure. Il riferimento iconico a “La Creazione di Adamo”, affresco di Michelangelo Buonarroti, è un secondo livello di lettura: il medico non è dio, ma grazie alle cure può ridare dignità e, quindi, nuova vita.” L’altra realizzazione, invece, ha come protagonista lo stesso Biodpi che si è auto-rappresentato, anch’egli sotto forma di homeless, con in mano un cartone ed un messaggio con scritto “Health and home go hand in hand”.

Durante il suo soggiorno americano, come detto, l’artista si è trovato a contatto continuo sia con gli homeless del posto sia con la gente del quartiere, da ciò è scaturita un’interazione tale da permettere anche lo sviluppo di un piccolo laboratorio di stencil con i bambini e inoltre, alcuni cartoni su cui sono stati creati stencil, sono stati poi regalati agli stessi homeless. Lo stesso John si è dichiarato piacevolmente sorpreso da questo non previsto sviluppo dell’iniziativa sostenendo: “con questi cartoni colorati stiamo dando loro una voce leggermente più forte per farsi sentire, stiamo rendendo più visibili gli invisibili.“. Tutto ciò è un chiaro esempio di come la street art, e l’arte in generale, possa ricoprire un ruolo rilevante anche quando si tratta di iniziative a scopi sociali per aiutare altre persone e non solo come semplice mezzo di appagamento sensoriale.

Biodpi insieme a John Colavito

Alessandro Canonico

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