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LIBERATO? COL CAZZO! SONO PRIGIONIERO DI QUESTO PEZZO!

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“Vincè, ma tu che pensi di ‘sto video? Onesto. Senza trattenerti, come al solito

Che penso?
È tutto il pomeriggio che lo guardo a ripetzione. Mi piace un sacco.

“Ma che cazzo dici Vincè? Quei colori sminchiati alla Instagram, nulla di nuovo, poi non trasmette nulla di artistico fotograficamente parlando!”

Aspetta, fermati.


Ho 28 anni, cresciuto nella provincia di Napoli e fino ai 18 anni in maniera incidentale sono stato parte di entrambi i “napoletani” che il video mostra.
Ero uno di quelli che tra i 14 e i 16 anni andava in giro senza casco, in questi gruppetti di ragazzi che sono più simili ad una gang che ad un gruppo di amici. Si andava a impennare, a tirare sul Lotto 0, ci si fumava cannette del fumo più scarso del mondo, ci abbuffavamo di cappottoni ogni 2×3. Eppure nessuno faceva “nulla di male”, era quello il modo di fare di una parte meno spinta ad andare avanti della città, era accettato da tutti e per questi motivi non dovevi inventarti una personalità. La cosa incredibile è che, nonostante tutto, quello che legava le persone di quel rango era vero e più forte di qualsiasi cosa. Erano quelli che venivano (e vengono) chiamati tamarri/cuozzi/gentemmerd, ma tra di loro erano legatissimi, erano veri amici, si prendevano cura l’uno dell’altro, si riempivano le giornate gli uni degli altri, erano fratelli per davvero anche se i natali erano ovviamente diversi.
Ma perché vi dico tutto questo?

Perché il video di questo parla.
Ti porta in quello che è il “napulegno” senza cadere in Gomorra, quell’inspiegabile mondo del napoletano delle zone più popolari della città.
Il tempo di una canna fuori da Gianni Pub.
Tutto comincia con le impennate a piazza Mercato, playground di ragazzi troppo cresciuti per tirare 2 calci ad un pallone (e con la fissa del mezzo) “alzano” come se non ci fosse un domani, senza paura.
Perché a 16 anni col cazzo che sai cos’è la paura, sei invincibile, la morte è una cosa lontana.
A 16 anni esistono solo gli amici.
Poi, all’improvviso, inciampi nelle ragazze. E tutto quello che per te era usuale, svanisce e devi avere a che fare con una realtà diversa dalla tua, da quella dei tuoi pari e del tuo sesso, più difficile.

In questo caso? È ancora più difficile, perché lei è palesemente di un’altra “tasca”, e infatti lo liquida subito, gli da solo una possibilità e lui se la gioca, tutta.
La porta ovunque col motorino (lei col casco e lui no), gli fa vedere quanto è forte con tuffi da altezze improponibili come se fossero la cosa più normale del mondo, per farla innamorare (le abbiamo fatte tutti queste cazzate/cazzate simili/cazzate peggiori, non fate i moralisti).
Per lei tutto questo è pure evitabile, aveva già deciso. Lui è totalmente immerso in lei, prova a portarla tra gli amici, ma le differenze di ceto vengono fuori.
A lei non sembrano pesare più di tanto, tant’è che lo porta a casa sua per regalargli quella che è forse la loro prima volta (davanti alle foto di tutta la famiglia e non prima di aver abbassato le persiane).

Dopo la festa, in cui i due vanno con gli amici di lui, sembra chiudersi la loro storia…e a deciderlo a lei, perché nonostante “le 100 bombe non arriva la botta, io per te ci sono rimasto sotto”
Finita la canna, sull’SH, si torna a casa.

“Si, ma che pensi? Perché eviti l’argomento?”
Perché credo sia un video girato con i controcoglioni, l’uso dei colori ti porta in un tempo senza tempo (potrebbe essere ieri o oggi, gli anni 90 o il 2017, io non vedo differenza), l’uso di immagini fisse il più possibile ti accompagnano nella storia come se fosse quella del tuo pensiero, ti viene quasi di riconoscere quelle persone così come ricordi nella tua testa i tuoi amici.
È morbido, come l’uso massiccio di slowmotion che accarezza il flow della marea di suoni elettronici, l’attenzione dei dettagli che rendono più constatabile la storia, la rende “possibile” tra le strade della città (il matrimonio sul Lungomare, le reti ad asciugare, il motorino parcheggiato sul marciapiedi, le scritte degli ULTRAS, il Napoli in tv visto in un bar vecchio stampo, la croce d’oro al collo di lui, e potrei andare avanti ancora per molto) non sono semplici elementi di contorno, sono parte della storia per intero.
Per non parlare degli interpreti: non si poteva scegliere meglio di Demetra e Adam (scrivo solo i nomi perché oramai mi sembra quasi di conoscerli), lei impegnata in produzioni cinematografiche da molto tempo, è riuscita a entrare perfettamente nella “classica” e splendida posillipillina / vomerese (non me ne vogliano gli indigeni di queste parti della città, vi sto dicendo semplicemente che in media avete la tasca più gonfia rispetto al resto della città…e non mi sembra un difetto) pur essendo anni luce lontana da questa realtà, lui invece un giovane napoletano verace…e non poteva essere diversamente.
Tutto funziona alla grande, l’addizione storia+interpreti+colori+montaggio da un risultato pazzesco, dovuto alle mani e alla testa di Francesco Lettieri (regista), Gianluca Palma (responsabile della fotografia) e Daniele Schettino (sceneggiatore insieme a Lettieri) e a tutto lo staff che hanno prodotto questo video cucito sul pezzo, talmente tanto bene da non riuscire bene a capire se è stato scritto prima il pezzo o girato prima il video. È un tutt’uno, ascoltarlo solamente fa perdere un pezzo della storia, dell’esperienza che quest’unione di canali comunicativi porta con sé .

Ma io, ‘sto pezzo, lo dovevo scrivere? No.
Io per sto pezzo “ce so rimast asott”.



Clicca qui per vedere il video.

Vincenzo Noletto

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