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GAETANO DE ANGELIS: LA FOTOGRAFIA COME RACCONTO DI UN’ESPERIENZA

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Gaetano De Angelis nasce a Napoli ed è un fotografo; non uno qualsiasi o  un ”semplice” street-photographer. La sua fotografia attraversa e documenta svariate realtà, dalle vele di Scampia ai vicoli di Napoli, dai club della città a shooting fotografici di artisti famosi.
Parlando proprio di artisti un soggetto molto importante delle sue foto è il rapper Luchè. Con quest’ultimo il rapporto è molto forte; sue sono le foto che troviamo nelle copertine degli album, ma non solo. Mesi fa è stata annunciata la biografia del rapper e anche lì troveremo le sue foto con le quali poter conoscere meglio il (giustamente autoproclamato) Re di Napoli. 

La sua mano o meglio l’occhio poi è presente in vari video musicali dove, insieme a Johnny Dama, immortala la musica del sovra citato Luchè nonché di Coco o Franco Ricciardi.

Stiamo parlando insomma di un fotografo completo, che affronta varie realtà, non facendo mancare mai la sua personalità. Abbiamo deciso quindi di intervistarlo per approfondire questo suo mondo fotografico, ricco di sfumature.

Come nasce la tua passione per la fotografia?
La mia passione per la fotografia nasce in relazione alla mia passione per l’arte in generale. É nata però perchè io ero iscritto all’università di Design industriale per la moda ad Aversa e lì eravamo costretti a dover studiare anche alcune cose di fotografia. Mi sono trovato quindi a studiare fotografia. Il mio primo approccio fotografico è nato con un libro ”Street Photography Now”.

Hai iniziato a scattare con iPhone o direttamente con una reflex?
Direttamente con reflex, perchè mia sorella ne aveva una e la usavo per l’universtià. Chiaramente tutto in automatico perchè non sapevo fare niente.
Ho abbandonato poi gli studi di Design e mi sono iscritto ad un’accademia di fotografia, avevo però già seguito alcuni workshop.

Quali sono le tue ispirazioni? Fotografo e DOP preferito?

Io non nasco come Direttore della fotografia, sfrutto la mia conoscenza fotografica per i videoclip musicali. Non appartengo al cinema, lo apprezzo, ma appartengo alla fotografia. 
Le mie ispirazioni vengono dai grandissimi. Due sono i fotografi dei quali mi sono innamorato da subito e che ancora oggi mi porto come fonti di ispirazioni, parlo di Alex Webb e Miguel Rio Branco.
Poi c’è anche Boogie che ho scoperto tramite i Co’Sang. Ero loro fan e lui li fotografò, ma ti parlo del 2006 quando non ero ancora un fotografo, oggi sono molto più informato su di lui.

Nella biografia su Facebook scriviHe continues his passion of photography using imaging such as narrative and street to capture the most significant moments of his everyday life”. Quali sono questi momenti più significativi?
I momenti significativi sono momenti personali. Sono significati per me e magari per nessun altro. Può essere qualunque cosa, si tratta di momenti che narrano di vita, può essere ad esempio anche un bambino che gioca.

 
Napoli è una città ricca di colori, ma tu ultimante sul tuo profilo Instagram Dastpics usi solo il bianco e nero riuscendo comunque a far trasparire l’essenza di un luogo o di una persona. Come mai il bianco e nero?

La fotografia ti dà la possibilità di avere sensazioni che vanno al di là dell’immagine che vedi. La potenza dell’immagine sta proprio nel poter raccontare; se riesci a raccontare bene qualcosa sei in grado di lasciare l’interpretazione a chi la sta osservando. Questa è una parte fondamentale della fotografia perchè una verità oggettiva nelle cose non c’è. Io cerco di rappresentare la mia verità, poi ognuno avrà la sua lettura e quello poi è il senso fotografico.
Il bianco e nero perchè non ha tempo. Il bianco e nero mi aiuta a staccarmi dal tempo più facilmente rispetto al colore. Con un determinato tipo di colore, o di pellicola, o di post-produzione io sto posizionando l’immagine in un contesto temporale specifico. Ovviamente anche nel bianco e nero c’è temporaneità, ma viene messa in evidenza più dal soggetto della foto che dal colore.
Logicamente ci sono foto che rimarranno per sempre di un’importanza infinita nonostante siano a colori.
Il bianco e nero sull’account Datspics è poi una scelta di coerenza stilistica da dare ad un mio profilo. Io ho un profilo personale dove pubblico le mie cose e i lavori che ho fatto. Dastpics invece è ancora più personale in quanto è l’espressione di quello che per me è la fotografia.

Che significa DAST?
E’ un acronimo di Dark Stalker. Sul mio profilo personale mi chiamo I’m Dark Stalker per due motivi: Dark Stalker è un anime giapponese, molto di nicchia, che prima mi piaceva; lavorando poi molto nei club, nella night life, mi sento un po’ uno stalker della notte.

Parlare di te come ”street photographer” è riduttivo. Fotografi nei club e fotografi artisti. Che approccio c’è nel club?
L’approccio che ho nella fotografia club è lo stesso che ho nella strada. É il racconto di un’esperienza. Io mi cimento in una situazione che conosco e cerco di raccontarla al meglio. Se domani vado in un posto che non conosco non farò mai foto belle, se vado ad esempio in un club di Londra non farà mai belle foto perché non conosco la situazione. Il mio lavoro è capire la situazione, analizzarla e poi fotografarla. Le fotografie più belle non sono mai le prime secondo me. Chi racconta qualcosa deve prima conoscerla e il fotografo deve raccontare.

Con gli artisti invece l’approccio è diverso?
Con gli artisti si, è diverso. L’artista in generale, al di là del fatto che ha una sua idea, sa che le persone che lo seguono hanno una determinata idea di lui. Il fotografo quindi deve riuscire a non distaccarsi troppo dall’idea. Il compromesso non è difficile, ma devi analizzare bene. Io cerco di fotografare in maniera più naturale possibile evitando fronzoli da moda. Negli artisti io devo riuscire a far rivedere loro stessi nella foto e creare poi un’immagine iconica, potente. Dare forza all’immagine e farli rispecchiare.

Una canzone è un’istantanea di stati d’animo” (Marracash ft. Entics – Prova a prendermi). Per te qual è il filo che lega la canzone alla fotografia?
Dice una cosa giusta Marracash. La canzone deve raccontare una stato d’animo, un’emozione di un momento. Un’instantanea se fatta bene è un racconto. La musica e la fotografia sono due mezzi di comunicazione.

Chi vorresti fotografare?
Per me già fotografare Luca è una soddisfazione! Mi affascina molto la cultura orientale e mi piacerebbe fare una fotoracconto di Tokyo. Se parliamo di artisti però mi piacerebbe fotografare i Daft Punk.

Con Associazione Undici stai mettendo le tue conoscenze alla portata di tutti. Cosa speri di trasmettere?
La fotografia, come ogni forma d’arte è anche condivisone. Riuscire a condividere la propria passione con altre persone che hanno il tuo stesso interessate è una delle cose più belle che esistono. Ho creato questa associazione insieme ad altri ragazzi per riuscire a condividere,  con chi ha il bisogno o l’interesse, la materia fotografica secondo il nostro approccio e punti di vista.

Dan Carrano

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