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HUMANS OF NAPLES: IL RETROSCENA DEI VOLTI DI NAPOLI

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Dopo gli esperimenti fotografici di Atget nelle strade Parigini, a New York verso la fine del XX secolo si sviluppa la Street Photography. Sempre a New York nel 2010 Brandon Stanton crea Humans Of New York, per raccontare le storie di chi vive la città.
Napoli e New York sono due città molto distanti, ma con una ”energia che ribolle dovunque” come disse Andy Warhol. A 3 anni di distanza dal progetto di Brandon Stanton Vincenzo Noletto decide di dar vita a Humans Of Naples. L’intento è sempre quello di raccontare le storie di chi vive la città, scoprire quindi lo spaccato delle persone.
Incuriositi dal progetto, accompagnati da un caffè abbiamo chiesto a Vincenzo la sua storia e la storia del progetto, per scoprire cosa spinge una persona a fotografare i volti di Napoli.

Artwork by: Stefano Kermit

Quanti anni hai e soprattutto come nasce la passione per la fotografia?
Io ho 28 anni, sono nato il 24 Maggio 1988. La passione per la fotografia è nata nel 2009, con il primo iPhone. Lavoravo in R-Store, in Apple, e seguivo tutto quelle che succedeva nel mondo Apple. Inciampai in una notizia di un fotografo che aveva abbandonato la macchina fotografica e con la nascita di Hipstamatic iniziò a scattare con l’iPhone; questo matto si chiama Robert Herman, è New Yorkese. Spesso è a Napoli ed ho avuto anche occasione di conoscerlo e gli ho detto che è colpa sua se oggi faccio il fotografo. Effettivamente è colpa sua perchè iniziai a rendermi conto che con un telefono si potessero fare foto così belle. Io non le facevo però e quindi ho iniziato a studiare, partendo dallo strumento. Pian piano inizi a capire che c’è un mondo dietro, così ho scoperto la fotografia. L’anno zero per me è quindi il 2009, da lì ho iniziato ad informarmi, a studiare.

Qual è la tua ispirazione?
Mi ha sempre colpito riuscire a raccontare una storia intera con una foto.

Quindi per questo Humans Of Naples? Come nasce l’idea?
Per un periodo ho fatto spesso Napoli-Acerra e mi facevo 2 ore nella stazione ed ho praticamente letto tutto il reparto della Feltrinelli a Garibaldi. La sera leggevo e il giorno dopo nella pausa pranzo mettevo in pratica. Poi ho fatto tutto da me, studiando. Humans nasce come conseguenza di un mio vecchio lavoro. Per quasi 2 anni ho fatto il foto reporter per RoadTV Italia, l’esigenza di raccontare divenne bella forte e quindi nacque Humans of Naples.

La quarta domanda è ”cosa cerchi di trasmettere” con Humans, ma hai risposto già. Il discorso è sempre quello.
Tra virgolette è sempre quello, perchè poi si è evoluto. Humans nasce con l’idea di fare tutti ritratti con 4 domande che ti permettono di avere uno spaccato sulla vita della persona. Così come quando vai ad una festa e un amico ti dice da lontano le storie di tutti i presenti tu ti fai un’idea e l’abbini a quella faccia; con Humas però, non sono io a darti la mia impressione, sono loro stessi a parlare di se.
Inizialmente io volevo fare solo ritratti, ma uno che ne sa giusto un filo più di me (ride, ndr) di nome Darwin  dice che il carattere degli essere umani si forma anche in base al posto in cui vivono.
Napoli è una delle poche città in cui un napoletano di una strada è caratterizzato rispetto ad uno di un’altra strada. Napoli è l’unico posto in cui puoi distinguere fisicamente una persona e allora se io dimentico, in un progetto in cui voglio far conoscere i napoletani, qual è lo sfondo, sto sbagliando qualcosa.
Poi noi viviamo per strada
Assolutamente si. A Napoli trovi gente ovunque, anche di notte. Ho abitato a Rione Alto, all’epoca fumavo. Mi è capito alle 3 di mattina di scendere a comprare le sigarette in piena notte ed ho incontrato gente, magari scendevo con le banconote e facilmente riuscivo a cambiarle. Se hai fame poi ne trovi di posti aperti in piena notte. Nel resto d’Italia questa cosa è inconcepibile.
Se io non avessi scattato i luoghi il progetto ne avrebbe perso e quindi mi sono aperto mettendo anche i luoghi.

Che approccio c’è dietro ogni fotografia, tu vedi uno per strada lo fermi e gli chiedi una foto?
Esatto. Le persone che hanno qualcosa da dire le riconosci, subito. Almeno se hai vissuto tanto e conosci le persone. Io ho iniziato a lavorare a 14 anni, sono sempre stato quindi abituato a stare fra le persone. Avendo lavorato in Apple come venditore ho imparato a leggere le esigenze del cliente e fare questo per 4 anni ti forma. Il background lavorativo più quello personale applicato in strada fa si che vedo, leggo e fermo. Forse ho imparato, forse è una caratteristica mia o forse entrambe le cose. Vedo una persona che mi interessa e la fermo, poi magari mi sbaglio come a volte è successo.

Come risponde la gente? Raccontaci qualche aneddoto. 
Se gli dico per quale motivo scatto si fermano subito.
”Mi sono rotto le palle dello stereotipo di Napoli. Mi sono rotto le palle che lo 0.01% della popolazione napoletana debba caratterizzare il restante 99,9%”
Di aneddoti ce ne sono vari, ormai li conosco tutti, sono diventati amici miei. Tutte le persone che ho fotografato ora mi salutano per strada. C’è chi per salutarmi stava per sbattere nella macchina, chi ha  frenato all’ultimo.
Nelle foto ci sono anche alcune ex, o persone che non sono di Napoli ma che hanno scelto di vivere a Napoli. Uno degli ultimi che ho fotografato era di Bergamo e vive qui da 15 anni.

L’ultima domanda riguarda proprio Napoli. Humans Of Naples secondo noi rappresenta la vera Napoli. Le tue foto scattano la vera città, non quella degli stereotipi pizza e mandolino o quella che passa in TV, come vedi la nostra città e la sua gente?
Io ho iniziato a conoscere Napoli, da poco. Vengo dalla provincia e per me Napoli non era la mia città, poi ci sono venuto a vivere. Io ho scelto Napoli, potevo andare da qualsiasi altra parte. Ho cercato di fare questo progetto senza mai dare un giudizio alla città. Se dici qualcosa su una città con il tuo filtro rischi di dire la tua verità. Ho cercato quindi di non mettere mai il mio giudizio, ho cercato di far vedere quello che tutti vedono. Se uno si fa un giorno a Napoli vede questo. Lascio parlare le foto quindi.

Dan Carrano

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