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HELLHEAVEN: OLTRE IL PARTY

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Il 2016 stava per giungere alla fine quando dei ragazzi di Napoli davano vita ad Hellheaven, un nuovo party in città. Fino a qui niente di speciale, già però con la prima serata gli addetti ai lavori notarono qualcosa di particolare. Hellheaven alla prima serata ospitò Sick Luke, uno dei producer più chiacchierati del momento. Particolare, come il nome, era poi la descrizione del progetto: 

” Hellheaven11 è il nuovo hiphop party fondato sul concetto di clubbing e sulla coerenza musicale: niente reggaeton e latino americano appioppati in ogni occasione ma il giusto mix di hh, rap, trap e grime.
Non vogliamo essere i portabandiera della cultura hiphop old school nè della new, non vi diciamo che la trap è il rap del futuro o viceversa, non vi dicamo che ciò che avete ascoltato fino ad ora è una merda e che noi vi faremo ascoltare la musica vera; niente di tutto ciò.”



A Napoli le novità non mancano ed in particolar modo nella club culture dove puntualmente si (auto)proclama il miglior party. Hellheaven invece vuole solo far ascoltare hiphop. Messe da parte le influenze latine fin troppo ossesive nel panorama, l’hiphop espresso è in tutte le sue sfumature, comprese quelle che fanno storcere il naso a qualcuno. I dettagli sono il forte di questo party, dalle grafiche di Vincenzo Paccone a Nto‘ a fare da host alla serata, o di Mercy: sponsor principale dell’evento. 

In poco tempo Hellheaven ha guadagnato seguaci, ed abbattuto più di uno stereotipo. Con la stagione invernale agli sgoccioli abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con parte degli organizzatori, per andare oltre il party, conoscere loro e il loro approccio alla musica. 

Il nome è facile da ricordare e il numero undici unito alla doppia H da un punto di vista di marketing è molto funzionale; come nasce quindi l’unione fra inferno e paradiso e il numero 11?

Il nome prendere ispirazione dalla protagonista della serie Netflix Stranger Things, Eleven. Scrivendo il suo nome notai il gioco di parole Hell / Heaven. Le due H poi sono riconducibili chiaramente all’hip hop, e il numero 11 ad una squadra di calcio. Noi siamo una squadra. 

Per molti oggi rappresentate Hellheaven, ma prima chi eravate?
Claudio Karonte: Prima facevo parte di un’organizzazione molto simile ad Hellheaven, si chiamava It’s Noise. Passavamo Hip Hop con la differenza che non c’era la trap. L’hip hop era poco suonabile nei locali, il locale era difficile riempirlo. La trap ora è più ballabile, infatti secondo me ha salvato il club.
Kevin Lopes Silva: Io già bazzicavo nel mondo dei locali, vuoi anche per serate hiphop. Per vari anni ho lavorato per diverse organizzazioni quindi bene o male mi sono reso conto di cosa poter apportare in una serata. La trap sta arrivando ora in italia, con un paio di anni in ritardo che noi stiamo cercando di espatriare, senza metterci o dalla parte di chi ascolta solo old school, siamo aperti a tutto.
Antonio Feniello: Io personalmente non ho mai lavorato PRIMA nel mondo dei locali, li frequentavo semplicemente come tutti i ragazzi. Frequento varie serate, ad esempio techno, evitando quelle un po’ più commerciali.

Oltre la trap, oltre l’hiphop quali sono i genere che ascoltate di più?
Claudio Karonte: Io personalmente solo hiphop, trap ed ovviamente R&B
Kevin Lopes Silva: Io da piccolo ballavo, quindi col tempo ho ascoltato James Brown. Tutto nasce da lì, prima era molto più difficile reperire pezzi.
Antonio Feniello: Prevalentemente hiphop, ma ascolto un po’ di tutto. Rock, Metal, Funk. L’altro giorno Marlyn Manson, oggi Depeche Mode.
Giovanni Buselli: Tutti i generi musicali, dal rock al funk

Se un grande sponsor vi desse carta bianca e un budget illimitato chi chiamereste a suonare (e dove)?
Kevin Lopes Silva: Se parliamo di DJ chiamerei Jazzy Jeff, se parliamo di MC chiamerei Booba, un rapper francese
Claudio Karonte: Io farei Future, oltre a riempirti il locale se lo metti a suonare per 4 ore lui ti fa saltare per 4 ore. Mentre per esempio un Kendrick Lamar il locale non lo riempi, a Napoli per il palapertenope con lui non lo riempi. Come chiamerei DJ Metro Boomin o Esco.
Antonio Feniello: Dipende dalla scelta che vuoi fare. Per gusto personale e per un fatto affettivo chiamerei Eminem. Tra gli artisti che adesso tirano forse chiamerei Travis Scott e come DJ chiamerei Khaled.
Giovanni Buselli: Con un budget illimitato io chiamerei Joey Badass e DJ Premier, insieme.

Da poco è uscito Be Humble di Kendrick Lamar, siamo tutti d’accordo con lui nell’essere umili, vi chiediamo però di non esserlo per la risposta alla prossima domanda: dove vi vedete per la prossima stagione?
Kevin Lopes Silva: Ci teniamo molto al progetto e magari ingrandendolo si perderebbe un po’ lo spirito, quindi io lo vedo così come oggi.
Claudio Karonte: Anche io, a me piace molto la situazione che si crea. Se dovessi essere megalomane ne farei uno ogni 2/3 mesi per organizzare proprio eventi, per portare artisti, per portare l’hiphop in Italia.
Antonio Feniello: partendo dal presupposto che noi siamo più un concetto che una organizzazione in se. Noi anche la pagina la curiamo in un certo modo, cerchiamo comunque di riportare notizie che riguardano il mondo dell’hiphop. Il genere così come lo trattiamo noi è rivolto ad un pubblico limitato, solo chi approfondisce può apprezzare quello che noi facciamo. Da qui ad un anno non ti so dire, margini di miglioramento ne abbiamo anche se abbiamo questo limite, che in realtà è il nostro punto di forza.
Giovanni Buselli: Io mi immagini in futuro, un bel tour Hellheaven in giro per l’Europa 


‘’a memoria è a cassaforte e l’emozion’’ (Co’Sang – Chello Ca Si)
Nella cassaforte di questa stagione, che sta per giungere al termine, qual è il ricordo più bello?

Kevin Lopes Silva: Per me l’ansia. E’ la cosa più bella, le paranoie su come andrà. Anche quello ti spinge a fare meglio.

Claudio Karonte: Io dopo la prima che andò così e così e la seconda che pensavamo di non farla alla 3ª che venne un bel po’ di gente suonai Buonce Back di Big Sean, era uscita da pochissimi giorni, e c’era una ragazza in pista che la cantava tutta e lì pensai ”è mai possibile che Napoli ascolta questo hiphop”.
Antonio Feniello: Il primo che mi viene in mente è un’apertura di Claudio. Di solito fra di noi ci suggeriamo come iniziare e ricordo che un giorno ascoltavo i Co’ Sang e pensai di aprire con Int O Rione; lo sapevamo solo io e Claudio e quando la mise il locale impazzì, tutti a cantare e Nto’ prese il microfono e inizio a rappare (video sulla la pagina Facebook HellHeaven11)

Che programmi avete per l’estate?
Il locale c’è, non ci sentiamo ancora di dirlo, vogliamo creare un po’ di hype. Il progetto c’è, il  giorno rimarrà sempre lo stesso, la data l’abbiamo scritta sulla nostra pagina Facebook, iniziamo a Maggio.
Ora il progetto più importante è che questo mese anziché farne una ogni 2 settimane, dato che viene Pasqua faremo una special edition, e tra l’altro sarà la nostra undicesima serata (info qui).

Sulla nostra pagina Facebook un video con ulteriori contenuti dell’intervista.



Dan Carrano, Lorenzo Demedici Zucconi

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