Streetwear

LEGAL FAKE – È IL TURNO DI THRASHER?

Posted on in Streetwear

Quella dei legal fake non è una storia nuova, chi può vantare una seppur minima quantità di conoscenza in ambito streetwear sa bene di cosa si tratta e chi invece non sa per niente cosa significhi è importante che venga informato in quanto stiamo parlando, né più né meno, di una truffa. Per spiegarlo in due parole, per legal fake si intende quel fenomeno paradossale (del tutto made in italy purtroppo) che consiste nella creazione di brand che non sono altro che copie spudorate di brand già esistenti. La paradossalità sta nel fatto che, nonostante si tratti appunto di copie, poiché i marchi vittime di questa vicenda non sono registrati in Italia, i precursori di questo martirio dello streetwear hanno potuto rendere tutto legale registrando regolarmente il “proprio” marchio.

La bolla dei legal fake è scoppiata ufficialmente l’anno scorso durante il Pitti 89 quando venne messo in mostra Supreme Italia, orribile imitazione di Supreme NY: il brand streetwear per eccellenza, definito anche Supreme Barletta perché nato proprio nella città pugliese. Ma Supreme è solo l’ultimo della lista dei brand colpiti da questo fenomeno, di sicuro però è quello che ha permesso a tutta la vicenda di avere una certa risonanza mediatica tant’è che anche magazine online di portata mondiale come Higsnobiety si sono occupati della questione. Supreme è stato l’ultimo in ordine cronologico dunque, ma non l’unico purtroppo, anche Virgil Abloh, Ronnie Fieg e Stephane Raynor ideatori rispettivamente di Pyrex Vision, Kith NYC e Boy London, si sono ritrovati nella stessa situazione di James Jebbia vedendosi copiare i propri progetti che nel nostro paese sono conosciuti come Pyrex Original, Kith e Boy London Italia. Per quanto riguarda Kith sembra che sia stato solo un fuoco di paglia, ma se andiamo ad analizzare la storia degli altri fake brand vediamo come questi siano già pericolosamente diffusi sia tra i giovani che ovviamente tra i vari negozi di vestiti (e questo la dice lunga sulla loro competenza in materia di streetwear) e soprattutto nel caso di Pyrex e Boy London sembra abbiano (quasi) del tutto sostituito i prodotti originali.

Che sia anche il turno di Thrasher? gira voce infatti che anche il magazine/brand di Jake Phelps abbia subito lo stesso processo riservato agli altri legal fake e che stia quindi per approdare in Italia sotto il nome di Thrasher Italia/Thrasher Barletta. Sembra sia già nata la pagina facebook (che potete trovare qui) e che i titolari di negozi di vestiti abbiano già ricevuto il catalogo. Come detto per ora si tratta solo di una voce che speriamo non si concretizzi ma è meglio stare allerta, soprattutto chi è meno esperto è giusto che si informi per bene prima di comprare un capo dei brand citati, riferendosi ai vari gruppi facebook, come Supreme IT (quello vero ed originale composto da veri appassionati di Supreme NY) oppure adoperandosi facendo una piccola ricerca su google per imparare a distinguere il legit dal fake.

Alessandro Canonico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *