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WHEN EGYPT RISES IN NAPLES

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Ormai le feste sono terminate, i giovani tornano a studiare e gli adulti arrancano il ritorno alla vita di tutti giorni, è il momento dei resoconti tra chi già pensa al futuro e chi ha ancora la testa che viaggia tra dolci di natale e regali.


Anche Napoli si torva a dover fare un resoconto e di sicuro quest’anno per le feste ha ricevuto un bel regalo. Un regalo sotto forma di street art utilizzata nella sua accezione più sociale e morale, ovvero come portatrice di un messaggio. L’autore del regalo è Eduardo Castaldo trentanovenne fotografo, giornalista, sceneggiatore e street artist (così si descrive sul suo profilo instagram) nato e cresciuto a Napoli, diventato fotoreporter nel 2006 si è all’inizio occupato di mafia e criminalità nel sud italia per poi trasferirsi nel Medio Oriente dove si è occupato delle varie questioni politiche e sociali del territorio e, nel 2011, si è spostato definitivamente al Cairo per lavorare alla rivoluzione egiziana, questo suo lavoro lo ha portato a vincere diversi premi tra cui nel 2012 il Word Press Photo e le sue foto hanno occupato le copertine di alcune delle più famose testate giornalistiche mondiali come LeMonde, L’Espresso e The Guardian. Tornando a parlare del “regalo di street art” di Castaldo a Napoli, esso riguarda proprio il suo lavoro durante la rivoluzione egiziana, consiste in installazioni a sfondo azzurro con foto dei cittadini egiziani in rivolta (scattate ovviamente da lui) incorniciate e appese, sorvegliate dalle figure di due militari, apparse a Port’Alba, nel cuore del centro storico di Napoli, pochi giorni prima di Natale. Prima di soffermarsi e spendere due parole sul messaggio che probabilmente il fotoreporter napoletano ha voluto mandare con quest’opera è giusto fare due piccole annotazioni riguardo la furbizia latente di Castaldo che è stato bravo sia nella scelta del periodo, quello delle festività natalizie, dove fortunatamente Napoli ha registrato, quest’anno più degli anni precedenti, una notevole affluenza di turisti e quindi maggiore portata di persone che potrebbero aver visto l’opera, sia nella scelta del luogo, Port’Alba, una delle zone di maggiore transito della città in quanto unisce piazza Dante, e relativa fermata della metro, con il cuore del centro storico. 

Analizzare e a sua volta spiegare ciò che ha voluto dire non è però altrettanto semplice, in quest’opera si toccano temi molto sensibili che riguardano il Medio Oriente ma anche il resto del mondo: rivoluzione, violenza, oppressione, sentimento di libertà sono solo alcuni di questi. Al di là di tutto ciò però, forse l’opera è volta semplicemente a lanciare un ulteriore campanello d’allarme alla sensibilità umana riguardo ciò che accade realmente nel mondo da parte di chi ha vissuto in prima persona ciò che racconta, e lo fa attraverso un unico filtro: quello della sua macchina fotografica.

foto di Smomo94
foto di Claudia.cuo
foto di Eduardo Castaldo

L’opera è stata poi aggiornata il 12 Febbraio: It’s still January Revolution.

Alessandro Canonico

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