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ORTIKA BIG FAMILY 10° EDIZIONE – LA NOSTRA INTERVISTA ALLO STREET ARTIST FABIO BIODPI

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Qualche giorno fa abbiamo contattato telefonicamente lo street artist Fabio Biodpi per parlare della X edizione del suo progetto “Ortika” di cui è ideatore e art director, che per l’occasione si chiamerà “Ortika Big Family”, organizzato con l’associazione culturale “L’Agorà”. Special partner di questa edizione è l’associazione “Melagrana” che accoglierà nella propria casa famiglia “Tetto Rosso” vari writers dal 22 al 23 ottobre, per una due giorni di live painting, laboratori per bambini, soul food e tanta musica. Il tutto, in base a quanto si legge nel comunicato stampa, all’insegna dell’integrazione razziale e la promozione dei diritti umani. Di seguito l’intervista completa.

Fabio Biodpi 
– Innanzitutto, parliamo di te, chi è Biodpi e perché e quando ha iniziato a fare street art?
Allora, io vengo dal mondo della grafica, ho partecipato a un corso di grafica nel 2000 e nel 2005/06 mi sono appassionato a quello che era il mondo del graffiti writing anche perché poi ho frequentato un corso di disegno industriale dove la maggior parte di studenti erano tutti writer. Si parlava ancora poco in Italia, all’epoca, di street art ed io ho iniziato ad applicare le mie conoscenze grafiche al mondo della strada. In effetti nel mondo della grafica c’è una committenza e devi lavorare per quel cliente per vendere il suo prodotto, il suo concetto, la sua idea e quindi è nata in me l’idea di poter “vendere” un mio concetto, una mia idea e ho cominciato a stravolgere le regole della comunicazione visiva per dare messaggi differenti dall’essere messaggi commerciali.
– Una piccola curiosità: la tua firma è una corona che ricorda molto la corona tipica di Jean-Michel Basquiat, ti sei ispirato a lui?
La corona è un simbolo molto gestuale e molto utilizzato in quello che era il graffiti writing di New York negli anni 70-80. I vari writer disegnavano e mettevano queste corone, quindi anche lo stesso Basquiat che viene più o meno da quel contesto. L’ha usata anche lui ma non solo lui, la uso anche io ma non solo io. Alla fine è più il colore che mi distingue, perché uso sempre lo stesso colore quando uso quella coroncina, che la coroncina in sé
– Ora parliamo dell’evento, prima di tutto parlami un po’ dell’associazione “L’Agorà”.
L’Agorà è stata fondata nel 2006 e dal 2007 poi siamo un’associazione registrata a tutti gli effetti, io sono uno dei soci fondatori insieme ad altri amici di questo piccolo paesino, Dugenta, in provincia di Benevento. Quest’associazione culturale è nata proprio sulla spinta di alcuni giovani a cui piaceva il graffiti writing. Oggi è molto facile andare in piccoli borghi e paesini e trovare il festival di street art e di urban art, ma noi già nel 2007, quando accadeva solo nelle principali città italiane, abbiamo fatto la prima edizione di Ortika, il nostro progetto legato alla street art che per i primi due anni è stato organizzato proprio nel comune di Dugenta, in un canalone semi abbandonato, ed era molto più legato al graffiti writing con solo qualche intrusione di qualche street artist che, ripeto, in quell’epoca erano un po’ meno, poi piano piano la street art ha preso sempre più piede, ora ci sono sempre più persone che si esprimono con questo linguaggio. Io ti parlo delle zone nostre ovviamente, poi è chiaro che se vai a Berlino c’è già da tantissimo tempo. In quegli anni avevamo fondi regionali con i quali comprammo materiali, spray e quant’altro, poi dopodiché è rimasto solo Ortika e il fatto che ho conosciuto tanti ragazzi street artist ecc. e ogni anno abbiamo organizzato qualcosa sempre con un low budget.
– Per quanto riguarda la prossima edizione di Ortika quale sarà il luogo dove verrà svolta, ma soprattutto chi saranno gli artisti coinvolti e quali sono le finalità del progetto?
Più o meno l’idea è la stessa dell’edizione di due anni fa (clicca qui per il video dell’edizione del 2014), sempre poche regole e chiaramente ci sarà il rispetto dell’individualità delle persone. Io conosco questa casa famiglia da un po’ di tempo, è una casa famiglia che lavora bene, ci sono minori, italiani, anche dal napoletano e da altre zone, che vengono da famiglie problematiche e poi ci sono anche minori richiedenti asilo. La cosa interessante è che segue realmente le persone che ospita inserendoli in un percorso e molti di loro ormai dicottenni non se ne sono voluti andare infatti hanno fittato una casa qui a Dugenta e stanno vicino a questa casa famiglia e lavorano per questa casa famiglia, sono dei ragazzi  che hanno fatto l’alberghiero e quindi da quando si sono diplomati la casa famiglia si è fornita anche di un ristorante per fattoria sociale dove questi ragazzi lavorano. Gli artisti coinvolti provengono da molte zone dell’Italia come Campania, Puglia e Marche e saranno Bifido, Elkemi, Cheko’s Art, Roberta Garzillo, Stencil Noire, Urka, Luispak, Lume, Raro, Larva, Errico Di Cerbo, Sasi, Nunzio Cirillo, Naf-Mk e ovviamente me.
– Abbiamo detto che le finalità sono simili all’edizione di due anni fa, con la differenza però che due anni fa il progetto fu svolto in una casa abbandonata. Ora che si tratta di una casa famiglia, come pensate di comportarvi? Nel senso che verranno coinvolte anche le famiglie e i ragazzi?
Sicuramente, ad esempio con Bifido, che lavora con la fotografia e i suoi soggetti sono sempre bambini, di solito sono i suoi nipoti, faremo uno shooting fotografico in studio con i ragazzi della casa famiglia cosicché saranno anche i protagonisti dell’opera. Per esempio poi, c’è un ragazzo egiziano che già si è appassionato a tagliare gli stencil e io e un altro mio amico gli stiamo insegnando proprio a fare gli stencil quindi sicuramente saranno coinvolti anche loro. Molti poi non conoscono la street art, non sanno quali linguaggi useresti quindi io per presentare questo progetto ai gestori della casa famiglia, siccome si tratta di ragazzi che vengono da situazioni difficili, chi viene da maltrattamenti piuttosto che da zone di guerra, mi è venuto subito in mente I musicanti di brema (fiaba pubblicata dai fratelli Grimm n.d.r.): l’asino, il gatto e il cane che scappano dalla loro fattoria perché venivano trattati male e si mettono in viaggio verso questa città ideale, che è Brema, e decidono di fondare una banda musicale ed poi è una favola che ha anche un lieto fine. Quindi il disegno che gli ho proposto è proprio questo; il classico totem degli animaletti uno sopra all’altro, e a loro questa idea è piaciuta.
C’è un tema generale o delle linea guida da seguire che hai dato per la realizzazione delle opere?
Si, più o meno abbiamo dato degli input, siccome la casa famiglia “Tetto Rosso” che fa parte dell’associazione “Melagrana” sono anche molto vicine alla situazione curda ad esempio, lavoreremo su concetti che comunque sono legati alla famiglia, alla pace del mondo e all’accoglienza.
Secondo te quanto può influire la street art in questi casi? cioè nei casi in cui c’è bisogno o di un aiuto sociale, come nel caso dell’evento, o di una riqualificazione ambientale, come ad esempio può essere il murales di Davide che comunque ha dato nuova luce al quartiere.  

Non credo che sia l’unica risposta, cioè credo che calare dall’alto e dire: “Ok, facciamo arte in questo quartiere” può essere una strada per cominciare ad avvicinare delle persone a una nuova visione però poi deve essere seguita chiaramente da altre operazioni. Solo la street art può abbellire un luogo, sono d’accordo nella riqualificazione quando abbellisce, però da sola rimane sterile. Ci vogliono progetti che portano avanti quest’idea di riqualificazione, perché la riqualificazione in alcuni punti deve essere soprattutto umana.

Alessandro Canonico

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