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SPOTTED: MO GANJI

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‘Spotted!” è la nostra nuova rubrica mensile in cui individuiamo i personaggi più eclettici e interessanti del nostro tempo che meritano di essere seguiti.

Artwork by Stefano Kermit

Mo Ganji nasce a Teheran nel 1983, poiché in Iran le condizioni per crescere al meglio erano (e forse lo sono ancora) molto proibitive, a due anni dalla sua nascita, nel 1985, i genitori decidono di emigrare rifugiandosi a Berlino. Qui, invece, cresce bene e inizia a guadagnare molto vendendo vestiti al dettaglio per una grande catena di abbigliamento globale, ha la possibilità di viaggiare molto e di conoscere altrettante persone. Insomma, la vita gli andava per il meglio, aveva trovato quella stabilità che per un giovane dei nostri tempi è difficile ottenere e i genitori erano entusiasti di quello che era riuscito a diventare e della vita che stava vivendo, lui un po’ meno.

Intorno ai 30 anni avviene la svolta, non per un aspetto economico ma perché insoddisfatto interiormente Mo Ganji capisce che la vita che si era costruito non era la sua. Attraversa una crisi d’identità caratteristica di quell’età e soprattutto di quest’epoca, una situazione in cui molti giovani ne restano intrappolati forse perché consapevoli che un cambiamento non gli garantirebbe la tranquillità della vita precedente. Mo Ganji però cercava di realizzarsi e ormai consapevole che la sua vecchia carriera non era basata sui valori in cui credeva, nel settembre 2014 decide allora di cambiare definitivamente. Pur non avendo mai studiato arte inizia a fare il tatuatore e soprattutto grazie agli insegnamenti del suo amico Valentin Hirsch (anch’egli tatuatore), è diventato ad oggi molto apprezzato in tutto il mondo tanto che la sua clientela non è solo tedesca ma proviene da molte zone dell’Europa, dell’America e anche dalla Nuova Zelanda, tutti che fanno la fila per farsi tatuare da lui. Perché? Ovviamente non stiamo parlando di un tatuatore qualsiasi specializzato in segni dell’infinito o qualche altro simbolo comune di questi tempi, il tatuaggio dell’artista iraniano, da considerare come una vera e propria opera d’arte, è un connubio di minimalismo e precisione la sua peculiarità è l’uso di una semplice linea nera per comporre la figura, che sia un volto, un animale, un paesaggio o qualsiasi altro oggetto. Il tatuaggio viene elaborato prima su carta, a detta dello stesso artista egli procede senza guardare per poi esaminarlo a disegno terminato e rifinirlo, questo perché: “Dopo 400 immagini la coordinazione occhio-mano diventa sempre migliore”. Infine, lo incide sul corpo ottenendo un risultato stupefacente, quell’unica, semplice, secca linea di inchiostro nero impressa con un moto continuo dona all’immagine una propria vitalità, energia e dinamicità.

Mo Ganji, che è tra i pochi tatuatori a non avere tatuaggi in quanto sostiene di non aver ancora trovato o vissuto qualcosa da poter imprimere per l’eternità sul suo corpo, ha rivelato che il disegno, la pittura e in ultima istanza il tatuaggio gli hanno permesso di raggiungere quella pace interiore che la vita precedente non gli permetteva, oltre ai soldi e alla stabilità. Non è che ora se la passi diversamente.

Qui sotto una selezione di alcuni suoi lavori:

 
Alessandro Canonico

Appassionato di street art e musica elettronica, amante di Napoli e del Napoli.

Scrivo per dare voce alla cultura.

Alessandro Canonico

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