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UNA CHIACCHIERATA CON WILLIE PEYOTE, DAL NICHILISMO ALLA TRAP

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In occasione del Vesuvio’s Groove Fest abbiamo avuto il piacere di fare 4 chiacchiere con Willie Peyote, rapper torinese che stimiamo molto e che consigliamo di seguire; ascolta il suo ultimo album gratis su Spotify oppure guarda il corto Il periodo di merda più bello della mia vita !

Qui di seguito quanto detto. 

Foto di Dan Carrano

Volevamo partire dal feat con Shade nel pezzo Hit Ledger ”farete la fine di Hit Ledger, ucciso dal suo personaggio”. Quanto c’è di personaggio all’interno di Willie Peyote in Guglielmo e viceversa? 
In Guglielmo non ce n’è, io sono un normalissimo ragazzo di 30 anni. Willie Peyote in realtà non esiste. Ci ragionavo l’altro giorno, io ho avuto la fortuna di poter proiettare su questa cosa che ho creato esattamente quello che avrei voluto essere, ma nella vita reale non puoi essere Willie Peyote sul serio, non puoi dire sempre tutto con quel tipo di atteggiamento; poi io lo faccio comunque, io nella mia vita mi sono licenziato ed ho mandato a fanculo un sacco di gente davvero; però in qualche modo devi far quadrare i conti nella vita vera invece i mi sono potuto permettere di prendermi quello che avrei voluto attraverso alcuni aspetti di me e creare una proiezione. Willie Peyote esiste sul palco, nei testi, ma nella vita normale esiste Guglielmo, non so dirti se è un personaggio, è una maschera; è un personaggio come se fosse un personaggio dei fumetti. Sul palcoscenico tu hai un ruolo. Ci metto tanto di me , quello di cui parlo è la mia vita vera, però posso farlo usando la ”voce” di qualcun altro, è come un ventriloquo in qualche modo. 
Riesci a scindere quindi?
Si, spesso mi capita di sentirmi dire ”quando sei sul palco sembri un’altra persona”, ma anche quando dormo sono un’altra persona, in base a quello che sto facendo sono un’altra persona. Se riesco a scindere è perché le due cose sono scisse dalla nascita. Non dico che Willie Peyote sia nato ad un certo punto, era comunque intrinseco nella mia persona. Secondo me non tutti possono avere una valvola di sfogo così. Mi ritengo fortunato non tanto perché faccio il lavoro che mi piace, viaggio molto, ecc, ma perché ho avuto la possibilità di poter sfogare e di poter diventare quello che avrei voluto essere. La spocchia che c’è nei miei testi, quel tipo di ironia, non può esserci sempre nella vita vera, ci sono dei momenti in cui per rispetto degli altri, delle situazioni e delle convenzioni (nella vita vera esistono le convenzioni) non può esserci. Con Willie posso andare al di là. 
Una curiosità, qual è il tuo autore preferito?
Bukowski. Detta oggi sembra una cosa già sentita. Però io c’ho 30 anni e l’ho scoperto quando ne avevo 13/14 e all’epoca non se lo cacava nessuno. 
Pensavo avresti risposto Nietzsche, dato un tuo vecchio lavoro ”Manuale del giovane nichilista”.
Ma guarda anche il discorso del Nichilismo, non ci sono così vicino. Manuale del giovane nichilista l’ho scritto perché mi davano del nichilista. Quello che intende Nietzsche non è quello che intendo io, secondo me il nichilismo è positivo, secondo lui no. Io lo intendo come rifiuto dei valori o meglio come rifiuto di alcune convenzioni. Adesso alcuni valori sono stati portati all’eccesso e privati del loro significato vero, come la famiglia e l’amore; l’amore è una cosa che ci ha totalmente abbuffat e pall che non ha più nessun significato. Il nichilismo è una risposta all’omologazione, allo svilimento dei valori, alla rinuncia dei valori perché in realtà andrebbero trattati meglio di come vengono trattati, quindi piuttosto che trattarli male meglio non trattarli proprio.
Che opinioni hai poi sulla street art, lo streetwear e la street culture? Segui tutto ciò?
Non saprei parlarti da esperto. Apprezzo l’arte in generale, quella che mi trasmettere qualcosa; l’arte figurativa in particolare è quella che  riesco a capire meglio, tolta la musica. Non ti saprei dire nomi di artisti, evito di dirti i soliti, tutto molto bello, ma è come dire Bukowski, è come il discorso sui valori di prima. 
Il problema di oggi, anche il discorso sul veganesimo, so che non c’entra un cazzo, non c’è niente di sbagliato, ma è tutta una moda. Non era più bello quando potevamo non avere un opinione su qualcosa? Oggi devi avere un opinione su tutto che fra l’atro non fai manco in tempo a fartela che già devi scriverla.
Scrivere sui social oggi per alcune persone ha un valore di diario pubblico.
Si, un diario pubblico da cui pretendi di avere un feedback. Il diario era figo perché era solo tuo, adesso invece quel diario lo metti in piazza e se non ricevi un feedback ti incazzi. L’importante è avere una risposta, poi se positiva ancora meglio, ”bene o male l’importante è che se ne parli”.
Sulla street art non mi posso esporre più di tanto perché non conosco bene. 
Noi con ESCVPE parliamo di molta street art e qui a Napoli ce n’è tanta.
Quello l’ho notato anche solo venendo. Io potrei venire con te in giro per Napoli e prendermi bene e dirti che ne penso, ma in generale non so darti un opinione. 
Parliamo anche di street wear, e la cosa che ci fa innervosire è che oggi sulla moda o sei ”swag” o sei ”swag” quando in realtà c’è una cultura dietro. 
(ride) Io non ho mai approfondito, perché mi è sempre arrivata come una ricerca dell’apparire, qualcosa proto hipster. Gli hipster ci sono sempre stati, io sono un antesignano degli hipster prima che nascessero, oggi mi stanno sul cazzo. Prima era diverso però, perché le cose te le andavi a cercare. 
Secondo me una stronzata che dicono tutti è che oggi tutto è alla portata di tutti, in teoria è innegabile, ma attenzione però perché nessuno va a cercare e ne approfitta. Vale per lo streetwear, come per Bukowski. 
Perché viviamo in un mondo in cui hai talmente tante di quelle informazioni che non hai tempo e non ha più la voglia, perché col tempo la soglia di attenzione cala, per approfondire; c’è tanta roba nuova che non riesci a seguire pari passo tutto. È un peggioramento che esiste in tutti i campi, vale anche per la musica. 
A proposito di musica, in questo 2016, qual è l’album che ti è piaciuto di più?
Malibu di Andersoon Paak
Io preferisco Venice ma Malibu è magnifico, senza dubbio.
Ci sono degli arrangiamenti pazzeschi. Lui oltre a cantare in una maniera incredibile con il suo timbro splendido, rappa pure bene quando rappa e quando suona la batteria è formidabile. Di italiano, penso di non aver sentito niente; forse l’ultimo di Daniele Silvestri, lui lo apprezzo molto. Per esempio nel ritornello di Quali Alibi è tecnicamente molto più bravo dell’80% dei rapper italiani.
Come Nek? 
No vabbe, quella è una roba goliardica.
Sai chi ha scritto il testo? Padre P.Yo.
Ah si? Secondo me scrive anche parte dei testi di Fedez ed Ax, loro sono sempre in giro, ne hanno bisogno. Il ghostwriting esiste . Drake? Mica scrive lui tutte le sue rime, anche Dr. Dre, Puff Daddy; lui credo anche non abbia mai prodotto un beat, che li abbia sempre commissionati; Kanye mica produce lui?
Lui è un genio, un coglione-genio. TLOP mi ha un po’ deluso però. 
È completamente pazzo, e rientra nella categoria degli artisti troppo esagerati, di quelli cercano sempre la trovata ad effetto; poi vabbè è un esaltato di se.  L’ultimo album va ascoltato un pò di volte, come Yeezus. Io però non so se tutto sommato la roba ti piace perché bella sul serio o se in realtà a forza di ascoltarlo un pò perché è Kanye te lo fai piacere e quelle trovate le ritieni poi geniali ma se le facessi io la gente le riterrebbe stronzate.
Ritornando al ghostwriting e ai beat commissionati, di fatto è vero, oggi anche nell’arte in generale è così, è triste, ma spesso uno ha l’idea e poi commissiona
Si, ma comunque la differenza le hanno sempre fatte le idee. Oggi viviamo in un mondo in cui ci sono quelli bravi a far le cose e quelli con le idee che ti dicono cosa fare. 
Che ti aspetti da questa sera? Che pensi di Napoli?
Non mi aspetto mai niente, perché sono abituato che così nella peggiore delle ipotesi se va male non mi ero aspettato niente, nella migliore va meglio di come mi aspettavo. Quindi tutto quello che arriva è buono. A Napoli non ci sono mai stato, quindi non posso esprimermi, era da molto tempo che volevo venire qua però. Venendo ci ragionavo con gli altri, in macchina abbiamo messo Pino Daniele, ed io in tutti i viaggi che facevo con i miei da piccolo ascoltavo lui, poi da più giovane i 99 posse, che mi hanno molto influenzato.
La scena attuale rap napoletana non la segui vero? Anche qui si sta sviluppando il filone Trap con Enzo Dong e Vale Lambo. 
Conosco poco, ma seguo poco la scena rap italiana in generale. Enzo Dong l’ho sentito nominare. Sulla Trap dico che se la fai bene la fai bene, però dopo un po’ mi rompe perché è obbiettivamente sempre la stessa. 
Sta nascendo anche un sotto genere trap-conscoius. 
Non lo conosco abbastanza però a Torino ci sono i Milizia Post Atomica che fanno pezzi conscious su beat molto molto Trap il più delle volte. La direzione oggi è quella comunque.
È probabilmente solo qualcosa di passeggero.
Può darsi, se segui il discorso che facevamo prima, essendo una moda è passeggera. Adesso la Trap non è neanche più troppo figa, c’è il Drill, il Grime. Ma tanto adesso ognuno si inventa una cosa, Tedua (senza nulla togliergli, non lo conosco) rappa fuori tempo ma “è drill”. Il punto è che se tu andassi ad un altro tempo che esiste e che sei in grado di riprodurlo sempre uguale allora si; in Kashmir dei Led Zeppelin la chitarra e la batteria vanno a 2 tempi diversi ma si rincontrano, questa cosa esiste. Andare fuori tempo è un’altra cosa che esce un pò dal contesto della musica, poi oh punti di vista.
Forse esagero ma credo che come nella musica in generale esistano i vari generi, adesso nell’Hiphop (dato che lo possono fare tutti, so che sto generalizzando) stanno nascendo vari sottogeneri ed a volte penso che la Trap sia un pò il Punk dell’Hiphop. 
Per certi versi si, in alcuni casi c’hai ragione, però il Punk a me piaceva la Trap no, poi dipende. La Trap dovrebbe avere quella potenza di rottura, perché è di una ignoranza clamorosa, volutamente. Io riesco ad ascoltare Young Thug, però anche li poca roba. Scarpe da Pusher di Jamil mi è piaciuta un sacco; Sfera Ebbasta è forte, anche Ghali è forte con Willy Willy ha avuto una bella idea, è comunque gente che sa quello che fa. 

Intervista fatta da Lorenzo Venomino e Dan Carrano

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